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Modena calcio: la nave affonda ma il tutti contro tutti aiuta Caliendo
Sport - Sport
Mercoledì 02 Novembre 2016 10:59
altC'è Roberta, figlia di Roberto Casari, ex patron della Cpl, che con un post su Facebook invita i tifosi che contestano il patron del Modena Antonio Caliendo, a tacere nel momento in cui non c'è un'alternativa all'attuale società. Scatenando, prevedibilimente, le ire dei tifosi.
C'è Mister Pavan che quasi nel malcelato tentativo di spostare l'attenzione sui problemi della società e sulla figura del patron Caliendo (vero motivo delle forti proteste, sfociate quasi sul lato fisico, martedì durante Modena-Reggiana), riconduce e giustifica i motivi della protesta alla squadra che nel post partita non è più quella da difendere senza se e senza ma (come fino ad ora è sostanzialmente successo), ma è responsabile della terza sconfitta consecutiva, che giustifica la protesta dei tifosi, che (appunto), - dice il mister - "hanno ragione a protestare dopo due sconfitte consecutive".
Poi c'è Costantino che in una dichiarazione riportata dalla Gazzetta di Modena ma ribattuta su Facebook, evidenzia ciò che nel discorso di Pavan è stato più o meno volutamente celato: la responsabilità di una squadra di giovanissimi a sacrificarsi in campo senza quasi possibilità di riuscita, quasi allo scopo di scaricare su di loro e sulla squadra, responsabilità di un disastro di risultati, organizzazione e prospettiva che ha le sue ragioni a livelli più alti, e sicuramente fuori dal campo.

Ed è così che la sconfitta contro la Reggiana, martedì, nel derby di Coppa Italia, finita sul campo del Braglia 0-3 e fuori dal campo con l'ennesima (ma la più forte degli ultimi tempi), dei tifosi contro il patron Caliendo, ha messo in evidenzia le contraddizioni ed i protagonisti di una situazione, quella del Modena calcio, ormai al limite. Quella di un gestione societaria che, al di la dei motivi, dei conti, degli accordi, ha tolto, anziché garantire, prospettiva, programmazione, e a questo punto si può dire, anche dignità al blasone rappresentato nei colori gialloblù.

Una società che nel punto massimo della sua impopolarità, rischia paradossalmente di avere oggi una sponda nell'essere vittima oggettiva (perchè oggetto appunto di un attacco che allo stadio è sfociato quasi sul piano fisico) delle proteste. Che rischia di avere un punto di forza nelle divisioni  dei tifosi, che pur uniti dall'avversione e dalla critica alla società ed al suo massimo rappresentante (Caliendo), riescono a dividersi sui modi in cui esprimere questa protesta e finalizzarla: con una parte che va allo stadio ed una che rimane fuori per protesta, con una parte che solleva Caliendo da parte delle responsabilità, riconducendo buona parte delle colpe alle manovre della CPL e del Comune che avrebbe favorito l'ingresso nella società di Caliendo al posto di potenziali, altri imprenditori. Con una parte che vuole andare in piazza a protestare ed un altra no. Divisioni che, appunto, rischiano paradossalmente di fare il gioco di una società che ha già nel Comune (che dopo avere richiamato nell'estate la società gialloblù ai propri impegni ed alle proprie responsabilità soprattutto sulla manutenzione dello stadio  e del campo, non ha mai agito con atti concreti al fine di tutelare gli interessi pubblici nel momento in cui gli impegni non venivano onorati), un'altra, seppur indiretta, sponda.

E' così l'immagine del Caliendo, quasi obbligato a lasciare la tribuna per tutelare la propria incolumità, fa gioco all'immagine di Caliendo stesso, e forse di un disegno (che qualcuno potrebbe avere già abbozzato), di  una squadra condannata alla retrocessione in serie D ed alla fine dei giochi, ma mediaticamente non per colpa della società ma della squadra e del su mister al quale lasciare il cerino in mano. 

(Gi.Ga)
 
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