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Immigrati, la Vicepresidente della Regione 'litiga' col Monsignore: Abbiamo il record di stranieri
Mercoledì 19 Ottobre 2016 16:54

alt“Nessuno può dire che l'Emilia-Romagna non sia una regione che non accoglie migranti, essendo da sempre protagonista su temi che sono per noi di assoluta rilevanza quali l'accoglienza e l'integrazione, e che fanno parte del dna di questa regione: tanto è vero che sia per i cittadini stranieri residenti sia per i richiedenti asilo siamo una delle regioni che accoglie di più”.

La vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini, interviene dopo le parole di monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes, per il quale l’Emilia-Romagna sarebbe fanalino di coda in Italia sull’accoglienza dei rifugiati.

“Rimango molto perplessa di fronte all'interpretazione fornita dalla Fondazione Migrantes dei dati relativi agli arrivi. Infatti- afferma Gualmini- non ha molto senso paragonare i cittadini stranieri residenti nella nostra regione da oltre 30 anni con i richiedenti asilo arrivati in Italia negli ultimi 4 anni. E' chiaro che i primi, cittadini residenti di seconda e terza generazione, sono in numero molto maggiore rispetto a coloro che fuggono dalle guerre e che sbarcano dalle nostre coste dalla fine del 2011 in avanti, dall'emergenza Nord Africa. Paragonare due fenomeni che hanno radici così diverse non mi pare adeguato”.

Ma “il bello- prosegue- è che sia per il primo gruppo che per il secondo gruppo siamo una delle regioni che accoglie di più. Per quanto riguarda i cittadini stranieri, abbiamo il record assoluto di presenze, oltre il 12%, come regione Emilia-Romagna rispetto alle altre e il primato nelle scuole degli studenti stranieri, l’8%. E anche per quanto riguarda i richiedenti asilo siamo arrivati a circa 11mila profughi in regione, accolti sempre con una collaborazione costante con la prefettura e i comuni. E penso che i sindaci siano testimoni eccellenti di questo, anche perché in Emilia-Romagna oltre il 50% dei Comuni accolgono richiedenti asilo, a fronte di una media nazionale che non supera il 32%. Non va dimenticato che il nostro modello di accoglienza ha ispirato quello che è diventato poi il modello nazionale così come definito dal decreto legislativo 142/2015.”

“E' poi vero - prosegue la vicepresidente- che non si può più agire secondo una logica di emergenza e che occorre strutturare un modello di accoglienza che sia dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Non ci sembra davvero di esserci tirati indietro rispetto alle richieste di ospitalità di bambine e bambini, donne e adulti, sia per quanto riguarda l'accesso ai sevizi della sanità pubblica, sia con i progetti di integrazione messi in atto da associazioni, enti locali, cooperative, e strutture del ministero dell'interno. Solo quest'anni. infatti, sono stati impegnati oltre 1000 profughi impegnati in attività di pubblica utilità”.