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Fusione comuni, dai cittadini arriva un brusco stop. Si fermerà ora la Regione?
Lunedì 17 Ottobre 2016 19:22

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I cittadinini per nulla convinti hanno bocciato le proposte di fusione dei Comuni. l referendum day sulle fusioni in Emilia Romagna consegna un solo nuovo Comune unico. Il progetto di ridurre progressivamente (fusione dopo fusione) a 300 i Comuni in Emilia Romagna, fortemente voluto dal Governatore Pd Stefano Bonaccini, subisce un brusco stop dalle urne.  

Il voto ha coinvolto una popolazione di oltre 61.500 cittadini residenti in cinque diverse province dalla regione: il sì alla fusione ha prevalso con nettezza solo nel ferrarese per Mirabello e Sant’Agostino; controverso l’esito nel riminese tra Mondaino, Saludecio e Montegridolfo (il no di Saludecio contraddice il sì degli altri due comuni); nel bolognese per i tre comuni imolesi di Borgo Tossignano, Fontanelice e Casalfiumanese (contrari i primi due, favorevole il terzo); stessa musica nel reggiano per Campegine, Gattatico e Sant’Ilario d’Enza (no dai primi due, sì da Sant’Ilario). Mentre il no è stato netto e unanime nel piacentino: sia tra Bettola, Farini e Ferriere, sia tra Ponte dell’Olio e Vigolzone.

Nel dettaglio nel ferrarese a Mirabello il sì ha prevalso per un’incollatura (50,69% con 438 voti validi) e più decisamente a Sant’Agostino (1.216 voti validi, pari al 59,49%). Unanime anche la scelta del nome da dare all’aggregazione, che per i cittadini dev’essere Terre del Reno, scelta indicata dal 58,52% dei votanti di Mirabello e dal 57,34% di Sant’Agostino.

Sotto e lungo il Po le proposte di fusione sono state tutte accolte con distinguo. Da est a ovest si parte nel riminese con Mondaino, Saludecio e Montegridolfo: Saludecio, il più popoloso, ha detto no con 612 voti validi, pari al 58,23%. Sì alla fusione da Mondaino e Montegridolfo: dal primo comune con 412 voti, pari al 69,48%; dal secondo con 405, quasi un plebiscito, visto che l’indice percentuale è del 92,89%. Ordine sparso anche sul nome scelto: Mondaino preferisce Castelli malatestiani (117 voti), Saludecio vorrebbe Sant’Amato (306 voti), Montegridolfo opziona Trecastelli di Romagna con 135 voti.

Nell’imolese in provincia di Bologna, Borgo Tossignano ha detto no con 638 voti validi (57,12%); Casalfiumanese sì con 591 voti (53,34%) e Fontanelice no con 451 voti (59,5%). Il nome Valsanterno va bene sia a Casalfiumanese che a Fontanelice (52,29% e 46,63% rispettivamente le percentuali di preferenza dei due comuni), mentre Borgo Tossignano preferirebbe Borghi del Santerno con il 39,71%.

L’ultimo dei tre “ni” su sei consultazioni riguarda il reggiano. No alla fusione da Campegine e Gattatico col- rispettivamente- 75,16% e 64,08% (1.634 e 1.625 i voti validi favorevoli), sì dal più popoloso Sant’Ilario d’Enza, che ha licenziato la pratica favorevolmente con 2.254 voti validi, pari al 62,80%.

"Sono referendum consultivi- ha tentato di giustificare l'assessore al Riordino istituzionale, Emma Petitti- che fanno parte del percorso per eventuali fusioni, proprio per dare l'ultima parola ai cittadini. Non vogliamo imporre nulla ai territori. La Regione mette a disposizione tutti gli strumenti per cercare di favorire questo percorso di partecipazione. Il nostro obiettivo è sempre quello di fornire i migliori servizi, cercando di mantenere, ove possibili, costi sostenibili. I risultati sono stati diversi, ovviamente dove ha prevalso il no sarà rispettato il volere dei cittadini. Dove invece la posizione non è risultata netta, ci sarà un impegno anche con i territori per un ulteriore confronto. Ricordiamo che il nuovo comune del ferrarese, Terre del Reno, potrà contare su contributi per un totale di quasi 11 milioni di euro nei prossimi 15 anni. Quest'ultimo- chiude Petitti- sarà il nono nuovo Comune unico istituito negli ultimi due anni derivante da processi di fusione, che complessivamente hanno riguardato 24 Comuni che hanno scelto la strada dell'aggregazione".

Di ben altro avviso la presa di posizione dei grillini: “Il voto di ieri conferma tutte le nostre preoccupazioni riguardo a un sistema, quello delle fusioni volute in Regione dall’asse PD-SEL-Destra, che non ci ha mai realmente convinti. Adesso quello che ci aspettiamo è che la volontà dei cittadini venga rispettata, senza colpi di mano né nei Consigli comunali che all’interno dell’Assemblea Legislativa”. È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del M5S, in merito all’esito delle consultazioni referendarie che si sono tenute ieri in n 16 Comuni dell'Emilia-Romagna e che ha coinvolto una popolazione di oltre 61.500 cittadini residenti in cinque diverse province dalla regione. “Se si esclude la fusione tra Mirabello-Sant’Agostino a Ferrara, dove la prevalenza dei Sì è stata netta, tutti gli altri progetti di fusione hanno visto prevalere i No – spiega Andrea Bertani – sia come voto complessivo sia come numero dei Comuni contrari. E anche nel caso del referendum di Mondaino-Montegridolfo-Saludecio, quest’ultimo Comune ha votato contro la fusione. Si tratta a nostro avviso di uno schiaffo a quel sistema, creato e voluto dal PD e da SEL, che ha avuto la sua realizzazione nella nuova legge sulle fusioni votata e approvata in Regione qualche mese fa che di fatto ha svuotato di importanza il voto dei cittadini. Anche se le nuove regole in teoria non dovrebbero essere applicate nei Comuni che ieri sono andati alle urne, ora il rischio che qualcuno decida di forzare la mano è altissimo. Assieme alla nuova legge, infatti, fu approvato anche un ordine del giorno firmato da SEL e da Fratelli d’Italia che potrebbe ribaltare l’esito del voto attraverso il parere dei Consigli comunali. I referendum sulle fusioni falliscono quando non c’è informazione e coinvolgimento dei cittadini fin dall’inizio del percorso, ben prima del referendum, ma in fase preparatoria. Se si calano dall’alto decisioni prese nelle segrete stanze e si utilizza il solito ricatto dei soldi per influenzare il voto, i cittadini rispondono di No. Inoltre se la maggioranza avesse accettato le nostre proposte, che prevedevano tra l’altro il proseguimento dell’iter di fusione fra i soli Comuni del Sì, adesso non ci troveremmo davanti a questo pericolo. Una confusione che rischia di annullare anche processi di fusione giusti o addirittura indispensabili”.