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Sette conferenze sulla questione della tecnica e il ruolo della tecnologia nel mondo contemporaneo
Giovedì 29 Settembre 2016 07:00

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Il Centro Culturale della Fondazione Collegio San Carlo di Modena dedica il nuovo ciclo di conferenze al tema Tecnica. Forme di conoscenza e di costruzione del mondo. Il programma ha inizio il 30 settembre e termina il 2 dicembre: la partecipazione è libera e gratuita. Gli appuntamenti sono sette e si tengono, con cadenza settimanale, di venerdì alle ore 17.30.

«Il ciclo di lezioni affronta le interpretazioni del ruolo della tecnica nella cultura occidentale in una prospettiva multidisciplinare – spiega Roberto Franchini, presidente della Fondazione Collegio San Carlo. Con questo ciclo ci prefiggiamo di riflettere sull’importanza attuale della tecnica utilizzando uno sguardo di lungo periodo in grado di coglierne la complessità e superando la contrapposizione tra i fautori e i detrattori della tecnica, che quotidianamente si scontrano sostenendo o l’imminenza dell’attuazione delle magnifiche sorti progressive o l’imminenza dell’Apocalisse del mondo».

«Oggi è consueto contrapporre frontalmente sapere tecnico-scientifico e sapere umanistico. Si tratta di una distinzione superficiale e arbitraria che è totalmente estranea anche al lavoro degli stessi scienziati – afferma Carlo Altini, direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo. Fare ricerca tecnologica e scientifica significa “avere un’idea”, significa essere inseriti all’interno di una specifica interpretazione del mondo. E tutto ciò determina la tecnica come un insieme di azioni e pratiche che coinvolge attori diversi animati da visioni culturali, interessi economici e politici. Parlare della tecnica significa dunque parlare del modo in cui oggi le società contemporanee interpretano e costruiscono il mondo in cui viviamo».

Benché il problema della tecnica si sia imposto nella riflessione filosofica solo in epoca moderna e contemporanea, esso ha le proprie origini nella cultura classica. Nel mondo greco, dove vigeva una rigida separazione tra i ruoli sociali e in cui la forza lavoro era affidata esclusivamente alla manodopera servile, si era affermata la superiorità della vita contemplativa sulla vita attiva con la conseguente svalutazione della tecnica a favore del sapere intellettuale. In questo contesto le tecniche rappresentavano spesso il livello più basso tra le forme di conoscenza, dal momento che il lavoro manuale, identificandosi con la capacità di riprodurre in modo artificiale la natura, non era considerato un'attività frutto della creatività umana, ma un'impresa dettata dalla necessità e strettamente dipendente dai principi naturali. Le cose cambiano radicalmente tra il Cinquecento e il Seicento, quando si afferma una diversa concezione del lavoro manuale e del sapere tecnico, a cui si accompagna anche una rivalutazione delle arti meccaniche. Il grande sviluppo della scienza e della tecnica si verifica poi nell’Ottocento quando, con l'avvento della società industriale, la tecnica diventa essenziale per l'affermazione della produzione capitalistica su larga scala. Già agli occhi dei contemporanei, e più ancora nel Novecento, questa crescente penetrazione dell'innovazione tecnica appare come un processo ambiguo, in cui è arduo scindere le opportunità dai rischi. Da una parte infatti la fiducia nel progresso e l'entusiasmo per l'innovazione hanno portato a considerare la tecnica come lo strumento capace di garantire all'essere umano il miglioramento della propria condizione. Dall'altra parte le tragiche esperienze del Novecento, le guerre, i disastri ambientali e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e delle tecnologie dell'informazione, hanno contribuito a caratterizzare il dominio della tecnica come una sottomissione dell'individuo a un meccanismo disumano.

La prima lezione del ciclo ha come titolo Culture sociali dell’innovazione. Le svolte concettuali oltre le nuove tecnologie e si tiene venerdì 30 settembre a cura di Massimiano Bucchi, professore di Sociologia della scienza all’Università di Trento.

Gli incontri proseguono con i seguenti appuntamenti: Il governo della razionalità. Tecnica e politica nel mondo contemporaneo, venerdì 7 ottobre a cura di Carlo Galli, professore di Storia delle dottrine politiche dell’Università di Bologna.

Venerdì 14 ottobre Franco Ferrari, professore di Storia della filosofia antica all’Università di Salerno, terrà l’incontro Il limite delle tecniche. Conoscenza intellettuale e sapere pratico nella filosofia greca classica. Il telescopio di Galilei e la rivoluzione scientifica è il titolo della lezione che Michele Camerota, professore di Storia delle scienze e delle tecniche all’Università di Cagliari terrà il 21 ottobre.

Giuliano Pancaldi, professore di Storia delle scienze e delle tecniche all’Università di Bologna, terrà la conferenza di venerdì 4 novembre, dal titolo Un sapere sociale.

Progresso, scienze e tecniche tra Settecento e Ottocento. Venerdì 18 novembre sarà la volta di Vito Mancuso, editorialista del quotidiano “La Repubblica” con la lezione L’anima e la tecnica. Nuove responsabilità e rispetto del vivente.

Ultimo appuntamento del ciclo, venerdì 2 dicembre con la conferenza dal titolo Le emozioni delle macchine. Forme di interazione tra umano e robot a cura di Danilo De Rossi, professore di Bioingegneria elettronica e informatica all’Università di Pisa.

Tutte le conferenze del ciclo saranno trasmesse in diretta web sul sito della Fondazione San Carlo (www.fondazionesancarlo.it) e successivamente le registrazioni saranno gratuitamente scaricabili sempre dal sito della Fondazione.