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Modena garantisca alle gestanti il diritto a continuare la gravidanza. Caporioni 'mura' i pro-life
Attualità - Copia di In evidenza
Giovedì 23 Luglio 2015 17:39

altLe associazioni pro-life si rivolgono al Sindaco Muzzarelli.  I rappresentanti della cordata di 19 associazioni che il 25 marzo scorso hanno organizzato a Modena la €œFiaccolata per la vita nascente€, hanno incontrato in Municipio il Primo Cittadino, Gian Carlo Muzzarelli.

Il dato che le associazioni hanno portato è allarmante: una gravidanza su cinque in provincia di Modena di conclude con un aborto volontario (1419 aborti contro 6311 nascite nel solo 2013). In Emilia Romagna nel 49% dei casi le donne sono state indotte all'aborto da parte del personale medico o dei familiari (dato Comunità Papa Giovanni XXIII).

 Di fronte a questi numeri le associazioni hanno fatto presente al Sindaco che nei prossimi mesi daranno vita a nuove iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza, e hanno portato 6 proposte per cambiare: 

  1. Vengano promosse case di pronta accoglienza delle gestanti in casi di istigazione all'aborto da parte del marito o dei familiari, e formati gli operatori per prevenire queste situazioni;
  2. Vengano avviati percorsi di formazione per il personale sanitario e sociale, perchè abbiano strumenti per impegnarsi apertamente e fattivamente a favore della continuazione della gravidanza, come previsto dall'€™art. 5 della legge 194/78;
  3. Siano date a tutte le gestanti che chiedono aiuto i riferimenti delle associazioni pro life presenti sul territorio;
  4. Venga finanziato un fondo per il sostegno alle maternità per donne a basso reddito, accessibile fino ai 3 anni di vita del bambino;
  5. Venga istituito un assessorato per la tutela della maternità;
  6. Venga istituita la figura del difensore della vita nascente, che abbia la possibilità di raccogliere informazioni ed emettere pareri nelle situazioni di mancanza di tutela dei diritti dei nascituri. 

Il Sindaco, rispondendo, ha preso atto delle diverse situazioni di difficoltà segnalate di tante gestanti, affermando l’interesse personale e della Giunta a verificare se le Leggi dello Stato sono compiutamente applicate (in particolare l’art. 5 della Legge 194) e a fare approfondimenti per individuare possibili miglioramenti delle prassi operative degli operatori nel settore socio-sanitario, per una piena applicazione della parte preventiva di questa Legge. A questo fine Muzzarelli ha ribadito la necessità di effettuare una valutazione dei dati relativi all’attività dei servizi pubblici relativamente a questo settore. Ha condiviso inoltre le preoccupazioni sulla denatalità e sul fatto che vengano esercitate pressioni sulle donne. Il Sindaco ha evidenziato l'intenzione di muoversi in una logica progettuale, evitando lo scontro, per un miglior funzionamento delle azioni di sostegno alla maternità.

Andrea Mazzi, portavoce delle associazioni, ha commentato l€'incontro: « La tutela sociale della maternità prevista dagli art. 30 e 31 della Costituzione non deve rimanere lettera morta; siamo venuti dal Sindaco per chiedere che donne in difficoltà a causa della gravidanza non vengano invitate apertamente dai servizi sociali ad abortire. A volte è sufficiente metterle in contatto con qualcuno che dica loro: non temere, ti aiutiamo noi».

Nell'€™incontro sono state rappresentate le associazioni: Age, Agesc, Alleanza Cattolica, Associazione Medici Cattolici Italiani, Associazione nazionale famiglie numerose, Centro di Bioetica Moscati€, Circolo culturale Il Faro, Circolo culturale €œTommaso Moro€, Circolo Voglio la mamma, Comitato Sì alla Famiglia€, Comunità Papa Giovanni XXIII, Crescere in famiglia, Famiglie per l'Accoglienza, Federvita Emilia-Romagna, Forum delle Associazioni Familiari, Movimento per la Vita, Regnum Christi, Rinnovamento nello Spirito Santo, Scienza & Vita

Il giorno dopo non si è fatta attendere la 'stroncatura' da parte dell'Assessore alle Pari opportunità e al Lavoro del Comune di Modena Ingrid Caporioni che ha voluto rispondere alle associazioni pro-life che hanno presentato al Comune una serie di proposte, tra le quali anche l’istituzione dell’assessorato alla Maternità.

 
“La maternità è un diritto, una gioia, un autentico valore aggiunto della società. Ma per essere pienamente tutto ciò deve essere prima di tutto una scelta consapevole, soprattutto per le donne.  Non è un assessorato quello che serve. Occorre invece – spiega Caporioni – rimettere al centro il diritto della maternità declinata in tutte le sue accezioni: dalla prevenzione ai servizi socio/sanitari, fino alla rete dei servizi educativi e alla tutela della maternità in ambito lavorativo. Occorre incrementare le attività informative ed educative migliorando l'accesso e la fruibilità dei servizi, anche attraverso la mediazione culturale”. E serve un impegno rinnovato sull’occupazione “per rendere autonome e indipendenti le donne e libere di decidere la propria maternità: su questo ci siamo impegnando come Comune, nei limiti delle nostre competenze, e con il nuovo Patto per il lavoro della Regione”.

Per l’assessore Caporioni “la città di Modena, grazie alle molteplici azioni portate avanti dall’amministrazione comunale in tanti anni, si è sempre fatta promotrice della cultura alla maternità investendo proprio sui servizi socio sanitari ed educativi, come consultori e asili nido. E grazie anche alle tante associazioni femminili che operano quotidianamente sul territorio, in collaborazione con l’ente locale, per una scelta individuale e responsabile della maternità”.

Per Caporioni tutto ciò non basta: “Occorre anche un lavoro culturale costante e preventivo nelle scuole per meglio informare le ragazze e i ragazzi sulla salute sessuale e riproduttiva, metterli al corrente dei propri diritti e dei servizi già disponibili sul territorio per educarli a una maggiore responsabilità. E occorre continuare ad investire risorse economiche sui servizi educativi, in particolare quelli della fascia 0 6 anni, per agevolare il percorso dei tempi di lavoro, in particolare per le donne, senza tralasciare l’importanza dei servizi formativi per il bambino e per la società. Secondo la letteratura scientifica e la normativa europea, infatti, l’accesso universale a servizi di educazione e cura della prima infanzia inclusivi e di alta qualità rappresenta – spiega l’assessora - un vantaggio per tutti: non solo aiuta i bambini a esprimere le proprie potenzialità, ma può anche contribuire a coinvolgere i genitori e altri membri della famiglia mediante provvedimenti atti a migliorare l’occupazione, la formazione professionale, l’istruzione parentale e le attività per il tempo libero”.