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“Povertà sociale”, lo storico dell’economia Marco Cattini al “Fermi” di Modena
Sabato 31 Gennaio 2015 10:42

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“Guardiamo al passato della nostra realtà qui a Modena per vedere come è stato affrontato il tema della poverta da mille anni a questa parte dalla comunita' modenese e trarre spunti anche per il futuro. La nostra città, artefice il Comune, è stata un laboratorio molto ricco in termini di libertà, eguaglianza e fraternità (per citare la Francia), basandosi sulla tradizione giudaico-cristiana”. Così Marco Cattini, già docente di Storia dell'economia all'Università Bocconi di Milano, ha introdotto la riflessione sulla povertà sociale nel corso della conferenza che si è svolta nella mattinata di mercoledì 28 gennaio all'istituto “Fermi” di Modena che ha visto numerosi interventi relativi all’ambito sociale, sanitario e socio-assistenziale.

“Parlare di povertà sociale – ha detto - significa ragionare sulla mentalità collettiva e sui valori che con essa hanno a che fare. Ed è importante, per questo, considerare da dove veniamo. A Modena, già dal XI secolo si è perseguita un 'economia sociale, civile e di interesse per la popolazione, soprattutto per i ceti meno abbienti. Mille anni fa – ha continuato il docente - si sono stabiliti i pesi e le misure comunali (riportate sulle absidi del Duomo) per determinare il giusto peso, il giusto prezzo e quindi fissare condizioni di eguaglianza fra venditori e compratori. Il mercato degli alimentari era regolato dal comune per il controllo della qualità delle merci,, la concorrenza e la trasparenza. Dal 1242 il comune batte moneta e l'azienda comunale compra e vende grano nelle annate di fallimento dei raccolti per evitare raddoppi e triplicazioni del prezzo del pane: nascono poi i forni comunali regolamentati secondo il giusto prezzo e il giusto guadagno. Nel 1175, intanto, era sorta l'università (terza dopo Bologna, 1088 e Parma, 1124) con il comune che pagava gli specialisti, gli insegnanti,, così come anche i medici condotti e le ostetriche per la popolazione indigente: nascono anche, e siamo nel XII-XIV secolo, quelle che potremmo definire l farmacie comunali. I maestri sono stipendiati dal Comune per insegnare a scrivere, leggere e far di conto ai figli dei poveri. Inoltre, a differenza di altri comuni, dai primi del '300 il ceto comunale decide di fare a meno dell'aristocrazia: l'amministrazione cittadina è pertanto riservata ai rappresentanti degli ordini professionali (notai, medici, giudici, esponenti delle corporazioni dei mestieri...) che entrano in Comune sulla base di elezioni. Non c' e quindi il mestiere del politico di professione, ma ci sono persone che decidono di occuparsi, temporaneamente, del bene comune. Da sfatare anche l'immagine degli ebrei che praticano l’usura: qui dalla fine del '300 i banchieri ebrei prestano a tassi d’interesse concordati con il comune e con l'obbligo di tenere libri contabili, solo dopo avere ottenuto dall’ente di governo un' autorizzazione specifica. Dalla fine del ‘400 è attivo il Monte di pietà, dove si fa credito su pegno a bassissimo tasso d’interesse. Ci sono limitazioni per il gioco d'azzardo (per il quale, noto, nel 2013 si sono spesi in Italia 83 miliardi di euro…) e leggi che prescrivono, con il controllo dell'ostentazione, norme di comportamento per non offendere chi non e' ricco. Da metà ‘500 esiste poi un solo grande ospedale comunale nato dalla concentrazione delle risorse di numerosi piccoli ospedali di filantropi e confraternite laiche sparse nella città e nel ‘700 arriva l'Albergo dei poveri (attuale palazzo dei Musei) dove s’impara un mestiere a spese del duca Francesco III.. Nel 1772 nasce nel nostro Ateneo la terza cattedra universitaria nel mondo di Economia civile (dopo Napoli e Pavia) e a metà del secolo successivo arriva la fondazione della Cassa di Risparmio di Modena. Dal 1887 sorgono le cooperative di lavoro e di consumo, per due terzi di orientamento socialista e per un terzo d’iniziativa cattolica: una possibile forma di risposta, anche oggi, per cercare di rimettersi nel circuito del lavoro da parte di chi lo ha perso. Nel '900 il comune offre lavoro alla manodopera disoccupata con l'abbattimento delle grandi mura cinquecentesche per creare i viali e inoltre promuove la costruzione delle prime case popolari dalle parti di via Ciro Menotti, alla Crocetta.

Le considerazioni fin qui sviluppate ci aiutano pertanto a comprendere – ha concluso Marco Cattini - che abbiamo una tradizione che ci portiamo dietro come un pegno e che possiamo spendere, come comunità, anche per il futuro. Abbiamo però bisogno che le istituzioni rinuncino ad essere rigide, conservative e burocratiche e di imparare ad insistere sui tempi medio lunghi perchè alla fine, pur collocandoci in uno scenario enormemente allarmante per la povertà sociale e i sui effetti (disagio, senso di vergogna. deserto delle relazioni, aumento della depressione, crollo delle nascite, giocando d'azzardo, lavoro nero, ricorso all''usura....), i risultati verranno. Nel lungo periodo maturano infatti mentalità collettive – ha concluso - orientate al ruolo socialmente attivo delle amministrazioni comunali e al solidarismo socio-economico che si esprime, ad esempio, nel volontariato”.

Nel corso della conferenza sulla Povertà sociale è stata presentata la piattaforma web “Trovandovai”, attiva nei prossimi giorni (www.trovandovai.it), che intende mettere in contatto direttamente chi offre beni e servizi con chi esprime un particolare bisogno, abbattendo così in modo significativo i costi della distribuzione commerciale.


Nella foto: La conferenza "Povertà sociale- Bisogni e nuove progettualità" di mercoledì 28 gennaio all'istituto "Fermi"