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Manfredo Fanti, patriota e soldato. Il libro di Roberto Vaccari a 150 dalla morte del carpigiano
Mercoledì 18 Novembre 2015 19:42

altNel fatidico 1831, Manfredo Fanti entra di diritto sul palcoscenico della storia unendosi a Ciro Menotti nell'insurrezione del 3 febbraio 1831. Entrambi andarono incontro alla sconfitta e a Menotti spettò il destino più atroce.

Fanti fuggito dal carcere della Cittadella si arruolò nell’esercito di Carlo Zucchi per lasciare poi l'Italia riparando in Francia dove ha risieduto fino al 1835. Lo ritroviamo in seguito in Spagna dove combatte per i liberali costituzionalisti nell'armata spagnola di Maria Cristina.

A quarantadue anni, il carpigiano Manfredo Fanti aveva fatto nel frattempo carriera militare nell'esercito spagnolo. Ma allo scoppio della primavera dei popoli del 1848, Mazzini assieme al Governo provvisorio di Milano, il 9 aprile 1848 invitano Fanti assieme al conterraneo Enrico Cialdini e a Domenico Cucchiari di raggiungere la città lombarda per assumere il comando delle milizie volontarie.

Questa la sua inequivocabile risposta a Mazzini “Lavorerò con tutta fede per l’Indipendenza, la Libertà e l’Unità; che sia l’Italia una sola Nazione indipendente non retta dispoticamente”.

Fanti Partecipò alla Prima Guerra di Indipendenza che si concluse con una sonora sconfitta. La guerra di Crimea lo riporterà in auge: per l'ottima condotta sul campo di battaglia in Crimea assume il comando della Brigata Aosta.

Nella Seconda Guerra d'Indipendenza, nel ruolo di luogotenente generale, combatte a Palestro alla guida della sua divisione il 31 maggio 1859. poi a Magenta il 4 giugno.

L'11 luglio, dopo la stipula dell'Armistizio di Villafranca, Cavour si dimette e vien sostituito da La Marmora. Fanti diventa comandante in capo dell'esercito piemontese.

Fu allora che i governi provvisori di Bologna. Modena, Toscana e Romagna, temendo un poco probabile intervento armato degli austriaci ( secondo le condizioni dell'armistizio di Villafranca l'intervento armato dell'Austria avrebbe comportato la ripresa della guerra ), deliberano di fondare una Lega militare il cui comando è affidato a Fanti.

In agosto Fanti ritorna a Modena per coordinare l'esercito delle province centrali nominando suo vicecomandante Giuseppe Garibaldi che si dimise di lì a poco per divergenze politiche sul destino dell'esercito dei volontari garibaldini. Fanti fonda poi a Modena la scuola militare la cui sede sarà l'ex Palazzo ducale

Ai primi di gennaio nel 1860 assume la carica di Ministro della guerra.  Sconfigge i pontifici a Castelfidardo il 18 settembre.

Dopo il 17 marzo 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, unifica l'esercito piemontese e quello della Lega annunciando la nascita dell'esercito italiano forte di 190 mila uomini. Riforma infine l'ordinamento dell'esercito italiano con profonde differenze rispetto al modello di esercito voluto precedentemente da La Marmora.

Dopo la morte di Cavour si dimette dalla carica di Ministro della Guerra e con la divulgazione di opuscoli e con interventi alla camera difende la sua riforma dell'esercito.  Nel 1862 si ammala e muore il 5 aprile 1865 a Firenze. Il 10 aprile a Carpi si svolgono solenni funerali.

A 150 anni dalla scomparsa è forse giunto il momento di restituire a Fanti il posto che gli spetta nella storia. Il volume di Roberto Vaccari è una rigorosa monografia declinata con i ritmi di un'avvincente narrazione, ben documentata e piena di passione civile: un libro rivolto a tutti i cittadini e ai cittadini del futuro: gli studenti desiderosi di conoscere le radici della storia civile e militare dell’Italia unita.

Il comitato provinciale di Modena dell’Istituto per la storia del Risorgimento, presieduto dal prof Giorgio Montecchi, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dalla scomparsa di Manfredo Fanti, presenta al pubblico questo volume ringraziando l’autore per la pronta ed entusiasta adesione, il Comune di Carpi che ha proposto e creduto nella sua realizzazione, il mecenate Attilio Bedocchi per il generoso sostegno ed infine l’editore Elis Colombini per la bella veste grafica.
 

 
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