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Sgarbi demolisce la cultura (inesistente) fatta a Modena, esalta il teatro di Reggio e si arrabbia contro chi rifiuta il presepe nelle scuole
Martedì 20 Dicembre 2016 15:18
altAl termine dello spettacolo su Caravaggio che ha incantato il pubblico reggiano, ieri sera, in un Lime Teatre di Reggio Emilia gremito (la struttura nata dalle macerie della zona fiera), il critico ha "benedetto" il teatro, nel senso più alto del termine: "Con questo splendido teatro la cultura illumina una delle tante aree devastate d'Italia" - ha detto ai 1800 presenti.
Un fuori programma giunto al termine di uno spettacolo che ha incantato il pubblico reggiano facendo rivivere un Caravaggio moderno, profetico, più che mai attuale. Perché la cultura riporta in vita luoghi morti; la musica, lo spettacolo, l'arte sono l'antidoto all'abbandono e alle macerie del presente. Quella cultura fatta non solo di innovazione e di avanguardia ma anche di valorizzazione del passato che il critico d'arte, poche ore prima, nel corso della sua visita di controllo al cuore al Policlinico di Modena, ha definito praticamente inesistente a Modena. "Il Mata? Cos'è? Una corrida?", facendo riferimento allo spazio espositivo ricavato all'interno della ex manifattura tabacchi.
A Reggio Emilia Vittorio Sgarbi ha parlato invece di visione, mentre visitava il Lime Theater al termine dello spettacolo, dopo gli autografi e le foto di rito. Una visione che ha permesso la realizzazione di un teatro in un luogo della città quasi dimenticato, "una delle tante aree devastate d'Italia". Un teatro da salvare. Così come, nella lezione magistrale condotta poco prima, lo è il presepe, l'immagine della natività; rappresentata da Caravaggio e sempre meno rappresentata, per volontà di alcuni presidi, all'interno delle scuole. In nome di una presunta laicità e di una volontà di non urtare la sensibilità dei musulmano. E qui Sgarbi si è scatenato: "Guardate, la poesia del mondo rappresentata nella natività, che Caravaggio ha rappresentato in questo modo. Che si vergogni quell'ignorante di preside che lo impedisce all'interno della scuola. A presidi così io dico: "Sei una testa di ca...zo". E non mi venga a dire che ha ragione lui, a sputare sul capolavoro del presepe. Che puoi fare anche in modo infantile e non è certo quello ad urtare la sensibilità dei poveri musulmani e del loro Dio che uccide al posto del nostro Dio che è stato ucciso. Almeno questo ce lo consentite di dire, musulmani del.....?". L'applauso di una buona parte dei 1800 del pubblico di Reggio, scatta anche qui. Riferimento poi alla follia integralista anche nelle immagini delle decapitazioni dell'Isis nel momento in cui la 'decollazione' è quella di San Giovanni Battista, nel dipinto di Caravaggio. La stessa dinamica drammatica della fotografia di guerra - dal miliziano colpito a morte di Robert Capa all'esecuzione di un prigioniero vietnamita di Eddie Adams - che  emerge con quattro secoli di anticipo. E' in questo straordinario racconto - intervallato dall'ironia caustica di Sgarbi - che il genio prende vita e pare che sia lui stesso a parlare di sé, della sua opera e della sua eredità. E a Vittorio Sgarbi e a Michelangelo Merisi è andato il lungo applauso del pubblico.
 
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