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Approvata la legge di riforma delle fusioni dei Comuni. Divisione tra le forze politiche
Cronaca - In evidenza
Giovedì 28 Luglio 2016 13:32

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L’Assemblea legislativa approva il progetto di legge della Giunta “Norme di promozione dei percorsi associativi: ambiti ottimali, Unioni, fusioni e incorporazioni di Comuni”, sì di Pd e Sel, contrari Ln, M5s, Fi e Fdi-An, astenuta AltraER. Accolto anche l’ordine del giorno proposto dal relatore Igor Taruffi (Sel), attraverso il quale si chiede all’Assemblea di “tenere conto, nella valutazione degli esiti degli esiti dei referendum consultivi propedeutici ai sei processi di fusione attualmente in corso, dei principi espressi dalla legge”.

L’Aula ha inoltre approvato tre emendamenti sempre a firma Taruffi, con il primo si modifica la percentuale dei cittadini che possono richiedere una consultazione referendaria, che passa dal 25 al 20%, il secondo è relativo alla gestione delle funzioni delle Unioni, mentre con il terzo si prevede la sospensione dell’iter di fusione quando, se il voto è favorevole, nella maggioranza dei Comuni prevale il parere contrario e quando il numero dei Comuni favorevoli è uguale a quello dei contrari, se invece il voto è sfavorevole, anche quando nella maggioranza dei Comuni prevale il voto favorevole”. 

Accolti anche un emendamento di Galeazzo Bignami (Fi) attraverso il quale si “equipara il nuovo Circondario imolese un’Unione comunale”, uno di Tommaso Foti (Fdi-An) per consentire a “un rappresentante di ogni gruppo consiliare e a un rappresentante dei sottoscrittori indicato da chi ha provveduto al deposito delle firme” di assistere alle operazioni di voto e di scrutinio e uno di Andrea Bertani (M5s) che richiede di “monitorare, attraverso l’istituzione di un osservatorio, l’impatto del processo associativo sui cittadini, sugli enti pubblici e sulle imprese”.

In totale sono stati presentati quarantatré emendamenti e un subemendamento alla legge, undici da Fratelli d’Italia-An, tre dalla Lega nord più un subemendamento, tredici dal Movimento5stelle, tre da Sel e tredici da Forza Italia. Due invece gli ordini del giorno, rispettivamente proposti da Andrea Bertani (M5s) e Igor Taruffi (Sel).

Si era partiti con il relatore Igor Taruffi (Sel), che aveva illustrato la proposta di legge che si propone di “agevolare i processi associativi dei Comuni per superare la frammentazione amministrativa, sempre più freno all’efficacia del governo locale, che interessa in particolare i comuni montani, introducendo norme di semplificazione e colmando vuoti normativi nella legislazione regionale”. Le novità più importanti del provvedimento, ha evidenziato il consigliere, riguardano: la fusione mediante incorporazione di uno o più comuni in un comune contiguo, anche nel caso di Comuni già istituiti a seguito di fusione; l’individuazione di criteri per la valutazione del voto referendario; una maggiore flessibilità per l’indizione dei referendum da parte del presidente della regione; l’istituzione dell’Osservatorio regionale delle fusioni; la possibile ridelimitazione degli ambiti territoriali ottimali anche per l’anno 2016. 

Le fusioni mediante incorporazione, ha sottolineato il relatore di maggioranza, sono una novità rilevante, accompagnata “dalla possibilità per i cittadini di avviare il processo di incorporazione mediante raccolta di firme (almeno il 25% in ogni singolo comune) per l’indizione di un referendum consultivo”. Infine, in merito ai criteri di valutazione del voto referendario, uno degli aspetti più controversi del disegno di legge regionale, Taruffi ha spiegato che si terrà conto sia della maggioranza dei voti espressi dai cittadini nel complesso dei comuni interessati al voto sia di quella emersa in ogni singolo comune”, precisando che “tali nuovi criteri non si applicano ai procedimenti di fusione in corso”.

Daniele Marchetti (Ln), relatore di minoranza, ha ribadito come il nodo problematico del provvedimento legislativo sia l’individuazione di criteri per la valutazione del voto referendario il più possibile condivisi. Per Marchetti, infatti, “il principio dirimente che la legge regionale deve salvaguardare è l’espressione del voto in ogni singolo comune, al fine di rispettare integralmente la volontà popolare. Tale volontà, infatti, non può essere interpretata ma solo rispettata”. Infine, secondo il consigliere del Carroccio, permangono nel testo di legge alcuni aspetti da chiarire, come “la maggioranza qualificata prevista per i consigli comunali chiamati a pronunciarsi sulla prosecuzione del processo di fusione nel caso di esito negativo del referendum consultivo, che dovrebbe essere superiore ai 2/3 per coinvolgere anche le minoranza consiliare”. E sono presenti alcune palesi contraddizioni, come “quella che in un punto prevede la retroattività di norme per i processi di fusione in corso mentre in un altro la esclude”. Per correggere le anomalie riscontrate, ha concluso Marchetti, “il gruppo Lega Nord presenterà emendamenti modificativi”.

IL DIBATTITO
Per Tommaso Foti (Fdi-An), il nodo problematico è rappresentato “dai criteri di valutazione del risultato referendario, la cui soluzione sarebbe l’introduzione di un quorum”. Secondo il consigliere, inoltre, il rispetto della volontà popolare, la preminenza delle ragioni economiche, il funzionamento incerto delle Unioni, sono ulteriori aspetti della proposta legislativa che richiedono approfondimenti e correttivi. “Una verifica sull’efficienza gestionale delle Unioni- ha affermato il capogruppo-, in particolare dopo le numerose fusioni di comuni avvenute negli ultimi anni, è ormai ineludibile”. Altro tema da considerare, ha concluso, è il dimensionamento delle risorse finanziare da assegnare in caso di fusione sulla base delle condizioni socio-economiche dei comuni interessati, molto diverse nel caso si trovino in pianura o in montagna.

Andrea Bertani (M5s) ha contestato la fretta con la quale la maggioranza e la Giunta hanno calendarizzato l’approvazione della proposta di modifiche alla legge regionale, finalizzata “a risolvere i problemi che cominciano a delinearsi in taluni comuni che andranno al voto referendario in ottobre, come quelli dell’imolese, in provincia di Bologna”. Il problema del funzionamento delle Unioni, ha ammonito il consigliere, “va affrontato e risolto tempestivamente”. In merito alle fusioni fra più di due Comuni, ha concluso, “se un comune si esprime in modo contrario al referendum, non è giusto impedire agli altri di proseguire il percorso di fusione e perciò si devono introdurre adeguate modalità legislative”.

Per Galeazzo Bignami (Fi) “la forzatura operata dal Pd nell’interpretazione del voto referendario espresso nei comuni bolognesi della Valsamoggia ha ingenerato nel gruppo Fi una sostanziale sfiducia in merito alla logica adottata dalla Regione per i processi di fusione fra Comuni”. Le maggiori criticità insite in tale logica politica, ha sottolineato il capogruppo, riguardano “la sostanziale volontà di proseguire a tutti i costi i processi di fusione, a prescindere dalla volontà popolare, e la noncuranza rispetto al rialzo della pressione fiscale locale e all’aumento delle tariffe dei servizi nei comuni che si sono fusi, che certifica come il risparmio di costi amministrativi sbandierato dalla Regione si accompagni a un aggravio di costi a carico dei cittadini”. Per quanto riguarda i criteri di valutazione del voto referendario, ha concluso il consigliere “in caso di voto negativo, il comune deve uscire dal processo di fusione, che non può proseguire”.

Roberto Poli (Pd) ha evidenziato come le fusioni siano un tema strategico per la politica e le istituzioni e la strategia di lungo periodo della Giunta e della maggioranza sia ben delineato e ben inserisce in quella più ampia di carattere nazionale. Il tema dell’identità delle comunità locali, ha ricordato il consigliere, “non può prescindere da quello del governo efficace dell’amministrazione comunale, oggi in crisi a causa di contesto globale che penalizza sempre di più la frammentazione istituzionale e amministrativa”. La responsabilità legislativa in merito alle fusioni, ha concluso, è in capo alla Regione, che non può e non deve abdicare alle proprie responsabilità decisionali a tutela di interessi generali sovra comunali, anche prescindendo da un voto referendario negativo in un singolo comune.

Per Igor Taruffi (Sel), relatore del progetto di legge, la divergenza di fondo tra maggioranza e opposizione riguarda i criteri di valutazione del voto referendario, che, “è bene sottolinearlo, ha natura meramente consultiva”. Per la maggioranza, infatti, ha ribadito il consigliere, “prima del voto espresso in un singolo comune, deve essere considerata la maggioranza complessiva dei voti emersa nel complesso dei comuni coinvolti nel referendum consultivo”. Per l’opposizione, invece, “il voto espresso in ogni singolo comunale chiamato al voto referendario è preminente”. Infine, sul caso sollevato da diversi gruppi di opposizione in merito al computo della maggioranza consiliare qualificata richiesta per la prosecuzione del processo di fusione in seguito a voto referendario negativo in un comune, ha affermato il relatore, “l’accordo è possibile, fermo restando che un dispositivo perfetto non esiste”.

Per l’assessore al Riordino istituzionale, Emma Petitti, l’obiettivo delle novità introdotte “non è come sostenere finanziariamente le fusioni comunali, ma come sostenere la competitività delle Amministrazioni comunali nel mutato contesto istituzionale e socio-economico nazionale e internazionale”. In merito alle Unioni di Comuni, ha concluso, “concordo con chi ha evidenziato la necessità di un ‘tagliando’ e ribadisco l’impegno della Giunta a rivederne il funzionamento”.

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha rivendicato “la scelta politica di mettere a disposizione dei cittadini gli strumenti per scegliere un nuovo assetto amministrativo in grado di affrontare le nuove sfide istituzionali e socio-economiche”. Il superamento della frammentazione delle amministrazioni comunali, ha ribadito, “è la sfida da raccogliere e vincere e i referendum consultivi che si terranno a ottobre saranno il termometro della situazione”.