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Tubercolosi, l'Ausl di Modena conferma: "La condizione di immigrato costituisce fattore di rischio"
Cronaca - In evidenza
Mercoledì 03 Settembre 2014 15:28

alt"Fra i fattori di rischio (per la diffusione della TBC, ndr) si è osservato come la condizione di immigrato e la concomitanza di altre patologie (in particolare quelle in grado di determinare uno stato di immunodepressione) siano le principali condizioni associate ad un maggior rischio di malattia. In altre parole, gli stranieri, quasi sempre, contraggono l'infezione nel proprio Paese d'origine e sviluppano la malattia in Italia a causa delle condizioni in cui vivono: abitazioni malsane (o nessuna abitazione), alimentazione povera e scarsa, disoccupazione, tossicodipendenza...)"

Nei giorni in cui si scatena la polemica seguita al post di Beppe Grillo con si lancia l'allarme legato al rischio di diffusione della TBC seguita agli sbarchi di immigrati irregolari, è la stessa Ausl di Modena, che negli ultimi anni ha dovuto alzare la guardia ed il livello di intervento rispetto ai numerosi casi di malattia, a segnalare, sostanzialmente, lo stesso rischio evidenziato dal leader del Movimento 5 stelle.


In Provincia di Modena, proprio per prevenire ed arginare il rischio, è stato costituito un Nucleo operativo Interaziendale per la promozione delle attività di prevenzione, diagnosi e cura della TBC. Una vera e propria task force della quale fanno parte rappresentanti dell'Azienda USL, dell'Azienda ospedaliera Policlinico e dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, coordinata dal dottor Roberto Cagarelli del Servizio Igiene Pubblica dell'Azienda USL.

Alcuni dati per comprendere l'entità del fenomeno.

In provincia di Modena nel 2002 sono stati notificati 74 casi di tubercolosi (12,1 ogni centomila abitanti, la percentuale era 13,3 nel 2001), 51 i cittadini italiani, 23 gli stranieri. Scorporando il dato, si tratta di due in bambini con meno di 14 anni, 6 giovani dai 15 ai 24 anni, 30 persone dai 25 ai 64 anni e 36 persone con oltre 64 anni di età.

Complessivamente, dal 1995 al 2002, in provincia di Modena sono stati registrati 630 casi (49 nel '95, 63 nel '96, 81 nel '97, 99 nel '98, 85 nel '99, 98 nel 2000, 81 nel 2001).

Si può dire che in provincia di Modena si è assistito ad una evoluzione dei casi di tubercolosi piuttosto particolare, che può essere suddivisa in tre fasi. Nel primo periodo (dal 1987 al 1994) il numero di casi notificati è aumentato solo leggermente, posizionandosi in un range compreso tra 31 e 48 casi: il conseguente tasso di incidenza non ha mai superato l'8 per 100.000. Invece, nel periodo dal 1995 al 2000, la TBC ha avuto una vera e propria "esplosione statistica", triplicando in pratica il numero degli casi notificati che negli ultimi anni del decennio scorso ha sfiorato più volte i 100 casi. L'incidenza annuale è, infatti, passata da 8,1 casi per 100.000 abitanti nel 1995 a 15,5 casi per 100.000 abitanti nel 2000. In particolare si è verificato un aumento delle segnalazioni delle forme polmonari, le più a rischio di generare contagio, che sono raddoppiate. L'ultimissima fase (dal 2001 al 2002) ha evidenziato, all'opposto, un fenomeno di contrazione delle notifiche trasmesse, con valori che si assestano intorno ai 70-80 casi l'anno.

Volendo analizzare più a fondo i 630 casi totali notificati dal 1995 al 2002, il 74% (cioè 465) hanno interessato persone di nazionalità italiana, mentre i restanti 165 si sono registrati in stranieri, quasi esclusivamente extracomunitari; fra questi ultimi la frequenza della malattia rispecchia il quadro epidemiologico del Paese di provenienza.

Fra i fattori di rischio si è osservato come la condizione di immigrato e la concomitanza di altre patologie (in particolare quelle in grado di determinare uno stato di immunodepressione) siano le principali condizioni associate ad un maggior rischio di malattia. In altre parole, gli stranieri, quasi sempre, contraggono l'infezione nel proprio Paese d'origine e sviluppano la malattia in Italia a causa delle condizioni in cui vivono: abitazioni malsane (o nessuna abitazione), alimentazione povera e scarsa, disoccupazione, tossicodipendenza...).

Quali sono le strategie d'intervento previste dalla task force modenese contro la tubercolosi?
Prima di tutto, una rete sempre più efficace per identificare precocemente i casi di malattia e di infezione tubercolare latente. Per questo è necessaria la collaborazione dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, degli ospedali, dei consultori ostetrico-ginecologici e degli ambulatori ostetrici, dei servizi per le tossicodipendenze. Inoltre, è importante il coinvolgimento delle strutture non esclusivamente sanitarie dove sono concentrati le persone a
rischio: strutture protette e residenze sanitarie assistenziali per gli anziani, carceri, centri di permanenza temporanei per immigrati. Altrettanto fondamentale è il ruolo che possono svolgere le associazioni rappresentative delle diverse comunità etniche presenti sul territorio (come la consulta dei cittadini stranieri) operatori (come i mediatori culturali e sociali), e le associazioni di volontariato.

Tra le proposte anche quella dell'aggiornamento continuo di tutti i professionisti interessati al problema, come ad esempio i medici di famiglia, ma anche degli operatori della sanità che occasionalmente potrebbero venire in contatto con un caso di tubercolosi.

Tra gli obiettivi anche quello di elaborare e diffondere una corretta informazione sulla TBC, con un'attenzione particolare alle popolazioni più a rischio. Alcuni materiali sono stati già prodotti, l'ultimo in ordine di tempo è una scheda informativa tradotta in più lingue e consultabile anche sul sito internet dell'Azienda USL (www.ausl.mo.it)

Per contrastare il rischio di diffusione della tubercolosi nella popolazione sono essenziali programmi di controllo in grado di assicurare che tutti i casi di malattia tubercolare siano identificati tempestivamente e trattati con farmaci efficaci, per un periodo di tempo adeguato: questo rappresenta, infatti, l'intervento più efficace non solo per il singolo paziente, ma anche per la sanità pubblica.