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Le scelte da fare e le vocazioni dei territori. Tema per un dibattito pubblico sul futuro di Modena
Cronaca - In evidenza
Martedì 09 Giugno 2015 11:58

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Ieri le rappresentanze degli industriali di Modena, Bologna e Ferrara hanno dato il via libera a Confindustria Emilia. Dalle tre associazioni nascerà un solo soggetto. Sull’altro fronte i sindacati dei lavoratori non stanno a guardare. La Uil ha già operato fusioni tra Modena e Reggio Emilia. Lapam Confartigianato rappresenta già i propri associati di Modena e Reggio Emilia. Si potrebbe continuare con gli esempi. In tutto questo la politica dove è andata a finire?

Dopo l’aborto della riforma che prevedeva l’accorpamento delle province (che per il nostro territorio voleva dire una sola provincia tra Modena e Reggio) e il fatto che, nonostante la propaganda sulla loro sedicente abolizione sono rimaste in vita seppur a scartamento ridotto, da tempo in Emilia Romagna si parla di aree vaste.

Tra i politici e gli amministratori della maggioranza di centrosinistra (l’opposizione per ora non si fa sentire) c’è chi vede meglio il polo Piacenza, Parma, Reggio, (con eventuale aggiunta di Modena), c’e invece chi predilige il Modena, Bologna, Ferrara (aggiungendo Reggio) e così via di combinazione in combinazione togliendo o mettendo a piacere.

E' chiaro che serve un disegno coerente, altrimenti si cammina in ordine sparso. Come abbiamo visto gli attori sociali hanno già iniziato a fare le loro scelte. Meglio sarebbe se potessero farle avendo a disposizione come riferimento un modello istituzionale e geografico chiaro e ben delineato. La vocazione del territorio e le relative alleanze dovrebbero essere motivo per un grande dibattito pubblico evitando quindi che il nuovo assetto si riduca ad trattativa nei corridoi dei palazzi del potere. Fino ad oggi non c’è stato così, aspettiamo fiduciosi che qualcuno decida di lanciare il sasso nello stagno