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Elezioni, il Pd in Liguria ha copiato il centrodestra modenese
Cronaca - In evidenza
Lunedì 01 Giugno 2015 18:32

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Modena esempio per le scelte della Liguria? Sembrerebbe proprio di si. Il tafazzismo del Pd alle recenti elezioni regionali in Liguria ha infatti un precedente nella città della Ghirlandina, anche se nel campo avverso a quello della sinistra. Come dimenticare lo spettacolo offerto dai vari responsabili dei partiti del centrodestra modenese alle elezioni comunali del maggio 2014. La deliberata scelta di polverizzare le liste dovuta ad un mix di ripicche personali e mancanza di un progetto per la città ha dimostrato scarsa lungimiranza politica come i dati hanno impietosamente messo in luce.

In soldoni, le scelte dei vari Giovanardi, Aimi, Lenzini, Samorì e compagnia varia hanno fatto in modo che allo storico ballottaggio con il Pd (è stata infatti la prima volta che la sinistra non ha vinto al primo turno a Modena) non c’è andato il candidato del centrodestra ma quello del Movimento di Beppe Grillo. Superfluo ricordare che, dati alla mano, se il candidato dell’ex Casa della Libertà fosse stato uno solo sarebbe stato lui lo sfidante di Muzzarelli al secondo turno.

Solo per ricapitolare, la storia ci dice che per la poltrona di primo cittadino di Modena il centro destra è riuscito nell’impresa di candidare ben tre persone diverse: il leghista Stefano Bellei (alla fine nemmeno eletto), Giuseppe Pellacani per Forza Italia, Udc e Fratelli d’Italia e Carlo Giovanardi per l’Ncd.

Tralasciamo ‘la passione’ che devono aver provato gli elettori di centrodestra nei mesi precedenti alle definitive candidature dove hanno assistito a discese in campo annunciate pubblicamente e poi ritirate come quelle di Andrea Galli, oppure al racconto di telefonate di Silvio Berlusconi che avrebbe dare il via libera a Giovanardi per Forza Italia anche se poi il candidato degli azzurri è stato un altro.

Insomma, una situazione che non poteva che avere un epilogo doloroso. Esattamente come quello che è successo al Partito democratico di Matteo Renzi in Liguria dove grazie alle divisioni in famiglia tra la candidata Paita e il candidato Pastorino l’unico che gode oggi è Toti che non avrebbe mai vinto se a sinistra fossero andati uniti. 

Disfatte del genere non si esauriscono con il momento elettorale ma provocano contraccolpi notevoli negli schieramenti che li subiscono. La riprova l’abbiamo proprio a Modena dove la poco incisiva opposizione portata avanti dal centrodestra nel primo anno 'dell’era Muzzarelli' in parte è dovuta, oltre alla capacità o meno dei Consiglieri e all’assenza dei partiti di quell’area, anche ai postumi di quella batosta. Visti i risultati, c'è da chiedersi chi in futuro vorrà continuare ad emulare le gesta del centrodestra modenese.