Contenuto Principale












 






______________


 

Inquisizione, 3 processi alle streghe. A Palazzo ducale l'evento ʽEresie e magie tra Modena e Bologna'
Cronaca - In evidenza
Lunedì 15 Dicembre 2014 19:10

alt

Orsolina, Lucia, Ginevra. Chi sono queste donne? Sono vedove, guaritrici, erbarie e ostetriche, che furono accusate di fare malefici e sortilegi. “Masca”, “lamia” o “janara”. Nomi diversi per una stessa figura: la strega. Tre donne finite tra gli ingranaggi del Tribunale dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria, sortilegi e maleficio. Si tratta di un patrimonio documentale ricchissimo che permette di entrare in tutte le fasi della caccia all’eresia: le testimonianze dei delatori, la detenzione delle imputate, gli interrogatori serrati degli inquisitori, le torture, l’abiura e il pentimento finale.

In programma mercoledì 17 dicembre alle ore 16 presso il Palazzo ducale, Accademia militare di Modena, in piazza Roma, l'evento conclusivo del ciclo di conferenze dedicato al tema dell'Inquisizione intitolato Eresie e magie tra Modena e Bologna. L’iniziativa è promossa dall’ Archivio di Stato di Modena, dal Comune di San Giovanni in Persiceto e dal Consorzio dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto. Euride Fregni e Patrizia Cremonini, rispettivamente direttrice e vicedirettrice dell'Archivio di Stato di Modena, esporranno aspetti ed esiti del progetto ed introducono la conferenza di Matteo Duni, dal titolo Le sapienti medichesse. Dalla modenese Benvenuta "Mangialoca" alla romagnola "Bartolina" di Crevalcore, tra XIV e XVII secolo.

A seguire, alle ore 17,30, sarà proiettato il documentario di Rai Storia Eccellentissima strega. Tre processi dell'Inquisizione, che ripercorre le storie di tre donne, la modenese Orsolina la Rossa e le bolognesi Lucia Bertozzi detta “Bartolina” di Crevalcore, originaria di Faenza, e Ginevra Gamberini di San Giovanni in Persiceto, processate per stregoneria dal Sant'Uffizio di Modena. Rai Storia parte dai documenti custoditi nell’Archivio di Stato di Modena per raccontare, attraverso i verbali processuali, le storie di tre donne vissute nei territori tra Modena e Bologna, in un arco di tempo che va dal 1539 al 1636. 

Le accuse di stregoneria, nel fondo dell’Inquisizione dell’Archivio di Stato di Modena, riguardano essenzialmente donne ritenute pericolose agli occhi della comunità in cui vivono. “La macchina della paura verso le donne è una macchina che non è mai morta, - spiega lo storico Adriano Prosperi, esperto di Inquisizione - la dominanza maschile sull’universo della nostra cultura ha portato con sé un margine di paura nei confronti dell’indomabile differenza naturale e culturale delle donne, delle escluse che adesso cercano, con tutti i mezzi che la storiografia può offrire, di recuperare quei mondi perduti”.

È anche lo scontro tra due mondi: uno colto e ortodosso che si esprime in latino e ricerca ogni forma di dissidenza, ed uno popolare, che risponde in lingua volgare, in cui si tramandano i saperi e le superstizioni.

A ricostruire i tre casi intervengono gli storici Adriano Prosperi, Vincenzo Lavenia, Grazia Biondi, Gian Luca D’Errico e Matteo Duni, un modo per riflettere sulla storia delle donne e sulle origini dei pregiudizi attorno alle figure femminili considerate destabilizzanti per l’ordine sociale. Il documentario andrà in onda giovedì 18 dicembre alle 21.30 su Rai Storia – ch. 54 del Digitale terreste e ch. 23 TivùSat.

Le protagoniste:
ORSOLINA detta la Rossa di Sasso Rosso, è una ladra di bestiame accusata di praticare riunioni diaboliche, di apostasia e stregoneria. Abita sull’Appennino tosco-emiliano e viene torturata con i carboni ardenti nel castello di Montecuccolo. Il processo, del 1539, contiene ricche descrizioni del Sabba, lo striazzo come lo chiama Orsolina, e rappresenta perciò un documento storico prezioso per comprendere la diffusione delle accuse e dell’immaginario stregonesco.
Orsolina, torchiata dall’inquisitore racconta della sua invocazione diabolica “Che il diavolo sia in mio potere ed io in suo dominio e sbatto il bastone a terra e tre volte invoco il diavolo in questo modo: “o diavolo vieni da me, o diavolo vieni da me, o diavolo vieni da me”.
LUCIA BERTOZZI, detta la Bartolina, originaria di Faenza, è una levatrice. Vive a Crevalcore, un paesino tra Modena e Bologna, ma la comunità locale sospetta di lei e delle insolite pratiche di guarigione che mette in atto. Lucia è una delle guaritrici che posseggono conoscenze empiriche del corpo femminile, assistono alle nascite e conoscono metodi di contraccezione e fertilità. Un bagaglio di conoscenze che rappresenta un potere, un potere da cui la chiesa non vuole sentirsi esclusa. Il vicario del luogo, durante la raccolta delle deposizioni, la definisce una “eccellentissima strega”.
GINEVRA GAMBERINI è una vedova, etichettata sui registri come meretrice. Nel 1604 viene accusata, dalla famiglia del marito, di possedere formule magiche per praticare sortilegi d’amore, reato di competenza dell’Inquisizione a partire dal 1586.
I delatori consegnano all’inquisitore una prova del reato: la formula per realizzare un incantesimo d’amore “Ad amore, - recita il sortilegio - scrivi questi caratteri et mételi sotto la stagionata della porta dove si da da passar le persona che se lo farai, questa persona passata che detta persona se và di sopra ai detti caratteri tolle via subito et portali addosso che tu vedrai cosa mirabile et provata…”.

Prorogata invece sino al 28 marzo 2015 la mostra “Eresie e magie tra Modena e Bologna” allestita presso l'Archivio di Stato di Modena.
Per informazioni: Archivio di Stato di Modena, 059- 230549; as-mo@beniculturali.i