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Festa Polizia, il questore Fassari: "Esserci sempre, un motto più vivo che mai"
Cronaca - In evidenza
Martedì 11 Aprile 2017 08:43
alt"Oggi sono onorato di essere con voi a celebrare il 165° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. A dieci mesi dal mio insediamento esprimo agli uomini ed alle donne della Polizia di Stato la mia più profonda gratitudine per l’impegno profuso quotidianamente nel loro lavoro.
Anche quest’anno il motto Esserci sempre sintetizza attraverso un avverbio di tempo e di modo uno spirito di servizio offerto senza soluzione di continuità e –in presenza di difficoltà sempre crescenti - con eguale efficacia"

Dopo avere salutato e ringraziato per la loro presenza le autorità civili, militari, religiose ed i parlamentari presenti, con queste parole il Questore di Modena Paolo Fassari ha aperto il suo intervento nel giorno della Festa della Polizia.

"Mai come in questi ultimi tempi - ha proseguito il questore - la Polizia di Stato si è trovata a mediare con altre componenti sociali, fungendo da ammortizzatore tra comunità e problematiche di ogni tipo, salvaguardando, in occasione di conflittualità, la libertà di protestare ed i diritti degli altri cittadini.
La nostra, allora diviene un’attività così complessa e delicata da richiedere sempre più raffinate competenze e professionalità, oltre ad una sensibilità e disponibilità fuori dal comune, qualità che costituiscono il senso profondo del nostro spirito di servizio ben sintetizzato in quel Esserci sempre.
E’ fallace il modello di sicurezza costruito su interventi surrogatori “a spot” in cui tutti fanno tutto, è vincente il protocollo di sicurezza urbana nel quale si sancisce la convergenza teleologica delle attività che ciascun attore compartecipe svolge nell’ambito delle proprie competenze. Statistiche, che non amo, rilevano la crescita del numero delle persone arrestate non ha determinato un calo dei reati predatori.
La prevenzione di polizia da sola non riesce a ridurre il numero delle persone disposte a commettere un reato perché non incide sulle cause della devianza. La leva sulla quale agire è quella della prevenzione sociale, che richiede interventi complessi e non settoriali, nei quali le istituzioni devono lavorare insieme e investire in modo oculato.
Comprendere i bisogni dei cittadini, interpretare quotidianamente la realtà è il dovere primario che la Polizia di Stato avverte quale contributo al modello di sicurezza. Si tratta di una nuova strategia di capillare attenzione verso tutte le istanze provenienti da qualsiasi parte del contesto sociale, attraverso un’ “apertura” verso l’esterno capace di adattarsi e reagire alle diverse richieste della comunità. Questo, vi garantisco, è oggi l’impegno che la Polizia di Stato di questa provincia vuole assumere.
L’equazione “più reati, più polizia” è superata. Istituzioni e cittadini devono necessariamente affrontare in modo credibile ed efficace le sopravvenute realtà, nella consapevolezza che l’illegalità deve essere fronteggiata con un impegno corale e condiviso.
Ho rilevato con piacere una stretta collaborazione interistituzionale: una forte sinergia diretta alla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, la formazione di una rete di azioni e di interventi che vanno dal contrasto al degrado urbano alla riduzione della marginalità sociale, dai protocolli d’intesa, all’attivazione di sistemi di videosorveglianza cittadina, ai patti sulla sicurezza – di cui questo territorio vanta orgogliosa primazia, primo fra tutti “Modena Città Sicura” , precursore ed antesignano dei concetti di sicurezza partecipata.
Oggi affrontare il tema della sicurezza urbana significa imbattersi in una complessità che – come tale – non può quindi prescindere da un impegno corale e condiviso in ragione delle competenze e di tutte le risorse che la società è in grado di esprimere. Se fino a ieri abbiamo creduto che:
intensificare il controllo del territorio implementando la presenza sulla strada costituiva il solo sistema per ridurre i reati predatori
militarizzando per un breve arco di tempo un quartiere avremmo accresciuto la percezione di sicurezza dei suoi abitanti,
oggi dobbiamo cambiare idea perché la nostra mission non è creare parentesi di presidio. Perché è troppo semplice invocare aiuti economici, potenziamenti organici, implementazioni tecnologiche, ma tutto ciò non sarà pienamente efficace se non è accompagnato da un cambiamento culturale in direzione di una sicurezza sussidiaria e partecipata. Il ruolo svolto dai cittadini nei controlli di vicinato – che spontaneamente si propagano a vista d’occhio - è l’espressione più alta dell’orgoglio di una comunità, abituata a reagire alle avversità, che oggi si appropria del territorio senza “scaricare” responsabilità, fornendo un apporto decisivo all’identificazione di decine di ladri, rapinatori e scippatori. Sicurezza sussidiaria significa che il potere pubblico deve svolgere attività che i privati non possono e devono compiere, che la vigilanza di beni dovrà essere affidata ad imprese che operano nel settore, che investono e danno occupazione, in linea con quanto avviene negli altri paesi europei. La sicurezza è un bene che tutti devono alimentare e difendere. Non è oggi pensabile affermare “pago le tasse e le forze di polizia devono arrestare delinquenti, se i delinquenti continuano ad esserci è perché le forze di polizia sono incapaci o sottovalutano la criminalità”, come se fosse possibile fotocopiare le risorse umane e presidiare per ventiquattro ore gli oltre 5000 tra esercizi pubblici e commerciali. Come se fenomeni epocali quale l’incontrollato spostamento sul territorio di extracomunitari irregolari, le difficoltà dell’accoglienza di profughi, l’incombente pericolo terroristico, le intemperanze razziali o le fasce deboli fossero solo un problema di risorse delle forze di polizia, trattandosi invece di un fenomeno complesso che non consente di ricondurre responsabilità ad un'unica matrice, men che meno noi vogliamo che lo sia allo scalino più basso.

Pur astenendoci da ogni valutazione sui criteri di assegnazione dei profughi, non è possibile alzare muri all’accoglienza e lamentarsi del bivacco di chi inevitabilmente si riverserà sul territorio e vivrà di espedienti.
Pensare che l'estirpazione del peggiore cancro che ci flagella, ovvero la criminalità alimentata dalla corruzione, sia affidata esclusivamente alle azioni di contrasto della magistratura e delle forze dell'ordine, non è sufficiente. Servono anticorpi, nella società e nelle istituzioni. Si tratta di una battaglia non solo etica, ma istituzionale, sociale, economica, che coinvolge tutti gli attori sociali, compresi gli organi di stampa, laddove la sproporzione tra l’enfasi e la reale portata di un fatto storico finisce per incidere non poco sulla percezione di sicurezza.
Noi ci siano sempre per salvaguardare un territorio in cui i cittadini plaudono chi combatte l’illegalità, tutelando chi paga le tasse, fa impresa e rischia in proprio. Siamo orgogliosi di stare al fianco di chiunque anteponga la sicurezza pubblica a qualsiasi altro valore perché non sempre tutelare questi beni primari rende popolari. Abbiamo adottato determinazioni decise laddove chiamati a valutare la sicurezza dei pubblici spettacoli. Siamo stati costretti a ricorrere ai mezzi di coazione in modo graduale, proporzionato alla forza contrapposta ed al solo scopo di porre fine a condotte pregiudizievoli dei diritti altrui e garantire a tutti la libertà, anche quella di poterci contestare.
Abbiamo realizzato a settembre una iniziativa che ha registrato un successo inaspettato. In occasione della Festa di San Michele Arcangelo, è stato istituito e donato il primo premio Legalità a tre ragazze che hanno collaborato a fare arrestare uno scippatore. Alla funzione religiosa celebrata in Cattedrale hanno preso parte alcuni immigrati ospitati in questa provincia. In questi momenti è stato profuso con forza il nostro intento di essere vicini a chi vive i bisogni del territorio, di abbattere le barriere e le diffidenze nei confronti di chi non rappresenta più lo Stato nemico ed autoritario, di offrire a chi viene da lontano affetto e solidarietà.
Anche le iniziative intraprese quindici giorni fa per festeggiare i 150 anni dell’istituzione del Commissariato di Carpi hanno riscosso grande successo. L’allestimento del museo storico nella splendida cornice di Palazzo dei Pio ed il concerto tenuto dalla nostra banda all’interno del teatro comunale hanno rinsaldato ancor più un legame secolare tra i carpigiani e la Polizia di Stato.
Oggi abbiamo un obbligo cui non è possibile sottrarci: dare ascolto alle voci della gente onesta che sollecita la nostra presenza per difenderli dalla prepotenza, dall’inciviltà, da chi non garantisce diritti o attenta le fasce di età vulnerabili. Ecco, esserci sempre significa rispondere a ogni sollecitazione – anche alla più piccola – se proveniente dalla gente, specie da adolescenti o anziani. Questa, infatti, è l’idea che abbiamo voluto comunicare con il manifesto realizzato per questa ricorrenza.
Anche oggi, vogliamo continuare ad esaltare l’operato di chi, anziché lamentarsi di qualcosa che non va per colpa degli altri, ha fornito un apporto decisivo all’arresto di un rapinatore. Il 26 febbraio scorso un ragazzo argentino di 27 anni, mentre si trovava a lavorare alle 4 del mattino dentro un ristorante di questa città, si accorgeva che due extracomunitari stavano tentando un furto in un esercizio adiacente. Gridava facendoli desistere dal proposito, li inseguiva e chiamava il 113 nonostante sembrava che si fossero dileguati. Immediatamente dopo però uno dei due malviventi accedeva all’interno del ristorante, si impossessava dell’incasso e di un telefono cellulare, colpendo con pugni il giovane che, frapponendosi all’uscita, ne evitava la fuga consentendo alla volante sopraggiunta di bloccare il malfattore. Il giovane ha agito con un coraggio straordinario che va ben oltre il normale senso civico. Riteniamo oggi offrire a Inti Marcos BAUMANN LEGUINA un piccolo segno di gratitudine donandogli un tablet offerto da Confindustria.

Esserci sempre vuol dire anche più coordinamento fra le Forze dell'Ordine. Coordinamento, suggellato dall’inossidabile sinergia radicatasi tra gli appartenenti alle Forze di Polizia di ogni ordine e grado che lavorano in questa provincia, realizzato magnificamente dal sig. Prefetto di Modena cui rivolgo un sentito ringraziamento che estendo ai Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e delle Polizia Municipali, con cui vi è un’ampia condivisione di vedute e di sforzi, tutti mirati all’unico comune obiettivo di produrre sicurezza per i cittadini. Il carattere fortemente complementare tra sicurezza e giustizia mi induce ad estendere anche a nome di tutti gli agenti ed ufficiali di p.g. della Polizia di Stato di questa provincia analogo ringraziamento al sig. Procuratore della Repubblica per l’eccellente ruolo di direzione dell’attività di indagine che ha consentito con competenza, equilibrio ed incisività di finalizzare l’oneroso impegno degli uffici investigativi all’accertamento delle responsabilità penali sancite con equilibrio e fermezza dal Tribunale di Modena, il cui presidente oggi ci ha onorato della sua presenza.
Il territorio attribuito alla competenza della Questura di Modena conta 47 comuni, una popolazione di oltre 701.145 abitanti ed un’estensione di 2688 chilometri quadrati (metà dell’intera Regione Liguria).
A fronte di organici sempre meno confacenti a competenze che lievitano giorno dopo giorno (si pensi solo al fenomeno dell’Immigrazione) la Polizia di Stato della provincia di Modena continua ad assicurare un rendimento ed una produttività sempre crescente"

Il questore, a questo punto del discorso, riporta i dati dell'attività dell'ultimo anno (aprile 2016-aprile 2017) per poi proseguire con il discorso ufficiale


"Un grazie rivolgo a coloro che svolgono attività meno visibili ma importanti non meno di altre che vanno alla ribalta delle cronache. Ringrazio il nostro ufficio sanitario, il medico che lo dirige ed il personale tecnico che lo collabora. I nostri uomini e le nostre donne vi assicuro sono sottoposti ad uno stress che – al di là della stanchezza fisica che pure debilita – incide fortemente sul benessere psico fisico. Affrontare situazioni emergenziali di alto impatto emotivo, come trovarsi innanzi la scena di un efferato delitto, di un incidente mortale, di un uomo con l’arma ancora fumante in mano, ovvero accedere in un locale ove potrebbe trovarsi una persona armata necessita - nella migliore delle ipotesi – di tempi per metabolizzare e sostegno psichico al quale il nostro staff sanitario presta sostegno e monitoraggio.
Un ringraziamento a chi si occupa con scrupolo di gestione delle risorse umane. Un grazie a chi cura la logistica, anch’esso lavoro oscuro senza il quale le nostre autovetture non sarebbero efficienti, le nostre caserme e le nostre dotazioni nonostante tutto rese abitabili efficienti e decorosamente rappresentative dello Stato
Avviandomi alla conclusione,
Il 9 settembre 2015 il Prefetto di Roma Franco Gabrielli affermava il giorno successivo alla nota vicenda dei funerali solenni di un boss: Nella logica del ripristino della legalità va affermato il principio che a un atto corrisponde sempre una conseguenza. L’avverbio “sempre” esprime la certezza della reazione e della presenza delle forze dell’ordine, ma anche lo sforzo di ricondurre il nostro rivivere in un quadro di legalità spesso già delineato da regole esistenti ma sistematicamente disapplicate.
Rivolgo il mio pensiero a tutte le vittime e ai feriti della Polizia di Stato che proprio per tener fede al dovere di Esserci sempre hanno reso onore alla nostra uniforme e all’intera Nazione; un particolare omaggio ai loro familiari che in noi troveranno sempre attenzione, sostegno, conforto e aiuto.
Un grazie a tutti i poliziotti che ogni giorno affrontano rischi e sacrifici per assicurare agli altri anche la libertà di poterci contestare.
Un grazie alle organizzazioni sindacali per l’apporto fornito, nell’ambito di un democratico e leale confronto dialettico, a salvaguardia dei diritti del personale e del rispetto delle regole
Infine, un grazie speciale ai familiari di noi appartenenti alla Polizia di Stato che – pur non avendo scelto di fare il nostro mestiere - ogni giorno sopportano senza protestare rinunce e disagi, vivendo in silenzio momenti di ansia e paura.
Viva la Polizia di Stato!
Buona Festa a tutti"