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Profughi nella bassa terremotata, Uniamoci spiega le ragioni del NO: "A rischio un sistema sociale ancora in emergenza"
Cronaca - In evidenza
Venerdì 17 Febbraio 2017 17:22
altIl gruppo provinciale Uniamoci questa mattina in conferenza stampa ha illustrato le ragioni del NO, per ora sostenuto ufficialmente solo dal comune di Finale Emilia, all'accoglienza di 200 immigrati destinati dalla Prefettura nei comuni del cratere sismico.

"Sono 2.700 le persone ancora fuori dalle loro case, ed i servizi sociali dei comuni del cratere lavorano ancora in condizioni di emergenza. Si sono interrotti anche i percorsi di integrazione degli stranieri regolari, come è possibile sostenere la gestione di 200 profughi? Il tessuto sociale ed economico, fatto anche del commercio e delle attività dei centri storici ancora in ginocchio, è ancora tutto da ricostruire e ci sono migliaia di famiglie che hanno perso la speranza perché non vedono la fine della ricostruzione e la possibilità di rientrare nelle loro case" - affermano il Consigliere provinciale di Uniamoci Antonio Platis ed il portavoce, nonché consigliere comunale a Cavezzo Katia Motta. "In queste condizioni il rischio è quello di aumentare le tensioni sociali ed arrivare ad una sorta di guerra tra poveri. E dispiace essere tacciati di razzismo nel momento in cui si chiede alle istituzioni semplicemente di ascoltare le istanze e la voce delle comunità che non dicono No a propri agli ammigrati in modo pregiudiziale ma dicono no assuendosi la responsabilità di spiegare il perché. Una voce evidentemente non ascoltata nemmeno dai tanti sindaci che con troppa facilità hanno detto si"

Una conferenza stampa, quella di oggi, organizzata anche per chiedere un maggiore coinvolgimento della Provincia e maggiore trasparenza nelle procedure con cui la Prefettura gestisce, attraverso le cooperative sociali, il servizio di accoglienza e la distribuzione dei profughi sul territorio: "Territori ed enti locali devono essere protagonisti e parte attiva nella discussione e nella gestione del fenomeno, non subirlo. La Provincia non può tirarsene fuori" - afferma Platis. "Ricordiamo che questo ente, che doveva essere cancellato, in realtà esiste ancora e, come tale deve riappropriarsi del proprio ruolo di coordinamento con gli enti locali. Capiamo che negli ultimi due anni seguiti alla riforma Del Rio e nella prospettiva di chiudere, le province si siano arruginite, dimenticandosi anche del ruolo di proposta, di controllo e garanzia esercitato dall'opposizione, ma ora basta. Crediamo sia giunto il momento di ridare all'ente quella dignità che gli spetta.

PIU' TRASPARENZA SUI 2,5 MILIONI DI EURO PER L'ACCOGLIENZA
"Ricordiamo - continua Platis - che per la gestione dei profughi in provincia di Modena, dal 1° marzo al 31 dicembre 2017, i soggetti che vinceranno l'appalto riceveranno 25 milioni di euro. Non è accettabile che su questi soldi non ci sia trasparenza rispetto a come, dove e con quali modalità saranno spesi, comune per comune. Così come non è possibile che a dettare la distribuzione dei profughi sul territorio non siano anche gli enti locali ma soprattutto le cooperative che vincono gli appalti della Prefettura e la loro capacità o meno di reperire luoghi ed immobili da utilizzare. Un sistema che fino ad ora ha creato molto squilibrio in una provincia come la nostra dove ci sono comuni che accolgono più profughi rispetto a quanti la ripartizione di 2,5 per mille abitanti prevederebbe e altri che addirittura non ne hanno. Un sistema che tanto più non può essere applicato per i comuni del cratere sui quali pesano ancora le difficoltà legate ad una emergenza tutt'altro che risolta"