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Libera e Rando: "Da Prima Pagina nessuna macchina del fango. Fummo noi parte lesa ed accusati di essere filomafiosi"
Cronaca - In evidenza
Martedì 29 Novembre 2016 14:33
altdi Giuseppe Leonelli
"Mi auguro ovviamente che siano individuati al più presto i responsabili della recente incursione negli uffici degli avvocati Rando e Bertacchini e che la polizia faccia piena luce su questo episodio. Associare però il furto con una presunta ‘campagna diffamatoria’ – come ha fatto Libera in una nota e come sostengono alcuni esponenti Pd - effettuata dal quotidiano modenese Prima Pagina questa estate è davvero assurdo. Da Prima Pagina - che ha cessato le pubblicazioni un mese fa - non vi è mai stato alcun ‘linciaggio mediatico’, nè alcuna ‘diffamazione’, nè macchine del fango azionate contro Libera. Banalmente ci chiedemmo, e io me lo chiedo tutt’ora non essendo giunte risposte, se fosse opportuno che la numero 2 di Libera nazionale (Enza Rando) avesse consulenze da decine di migliaia di euro in enti tutti vicini al Pd. Parliamo di 25mila euro dalla Regione per il ‘Testo unico’, 20.400 da Sorgea nel 2014, 96mila euro dalla Provincia di Modena nel 2010 e 25mila euro nel 2013, 49mila euro dal Comune di Nonantola. Oltre a percepire 51mila euro all’anno come membro del cda della Fondazione Crmo. Per citare solo alcuni esempi recuperabili facilmente on line. Ci chiedemmo se il suo ruolo in Libera e queste consulenze remunerate fossero opportune. Tutto qui. Per questo venimmo accusati dal referente provinciale di Libera Maurizio Piccinini di essere ‘oggettivamente al fianco delle mafie’. E per questo, come scritto su Prima Pagina in quelle settimane, non ricevendo scuse, procedetti personalmente, attraverso l'avvocato Vittorio Rossi, a querelare (cosa per me del tutto nuova) Piccinini e coloro che condivisero il suo commento, ritenendo (non per vittimismo, ma per dignità e onore) inaccettabile l'accusa di esser filomafiosi.
Oggi apprendo – dai media locali dopo le dichiarazioni del procuratore capo Musti - che Libera attraverso don Ciotti e la stessa Rando ci querelarono successivamente alla nostra querela. Lo apprendo dalla stampa, dai siti on line e dalle tv non avendo ricevuto alcun avviso nè da Libera nè dalla Procura.

Questo è la mia ricostruzione dei fatti. Collegare questi fatti al recente furto – per il quale ripeto mi auguro vengano trovati al più presto i responsabili – è davvero, a mio modesto giudizio, senza significato. I due fatti vanno distinti, l'atto criminale di venerdì, che va ovviamente censurato e i cui contorni vanno chiariti, non può essere ricondotto a nessuna presunta 'campagna diffamatoria'. Mescolare le vicende credo sia grave ancor più se chi lo fa si fregia di testate come 'Libera informazione'. Evidentemente per alcuni il diritto di cronaca e di opinione non deve interessare certi ambiti come Libera e certi esponenti come l’avvocato Rando. Prima Pagina portò avanti un’inchiesta senza insinuazioni, con dati oggettivi, pubblici, e sui quali continuo a ritenere quali sarebbe stato opportuno da parte dell’avvocato Rando e della stessa Libera fornire le dovute risposte. Nel rispetto delle persone e dei ruoli credo fermamente non possa esistere il reato di lesa maestà. Anzi, credo dovere dei media sia quello di fare inchieste e sollevare questioni. Tutto questo, lo ripeto, indipendentemente dal furto e dall'irruzione subita dall'avvocato Rando sul quale, ribadisco ancora, mi auguro venga fatta chiarezza"

Giuseppe Leonelli - ex direttore responsabile di Prima Pagina Modena