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Nomadi San Matteo: contro degrado ed insicurezza il Comune non sa più cosa fare. Il Sindaco risponde in Consiglio comunale
Cronaca - In evidenza
Giovedì 17 Novembre 2016 19:41
altLa situazione del “campo nomadi” in località San Matteo si conferma ancora problematica e di difficile gestione. La Polizia municipale svolge regolari controlli dell’area e i risultati vengono condivisi con le altre Forze dell’ordine.

Lo ha detto il sindaco Gian Carlo Muzzarelli rispondendo nel Consiglio comunale di giovedì 17 novembre all’interrogazione di Walter Stella del Partito democratico. Il consigliere ricordando una serie di “episodi spiacevoli e pericolosi che rendono difficile la convivenza del nucleo di nomadi con gli abitanti della frazione e gli utenti stradali”, ha chiesto in particolare “qual è la situazione attuale raffrontata a un anno fa, quando era stata presentata in Consiglio altra analoga interrogazione dal gruppo CambiaMo; se, come e con quale periodicità viene monitorata l’area; la data della scadenza del provvedimento degli arresti domiciliari per avere un'idea di quando potrà essere smantellato il campo e, nel caso che il termine del provvedimento giudiziario risultasse lontano se non sia opportuno che il Comune si attivi per intraprendere un dialogo con le autorità giudiziarie per trovare una soluzione differente, in altra area più sicura e dignitosa”.

Il sindaco ha spiegato che nel 2016 sono stati effettuati 188 controlli in 103 giornate. In occasione delle verifiche, tutte le persone non coinvolte nel provvedimento di arresti domiciliari, che è all’origine del fenomeno, vengono allontanate, ma evidentemente con effetti di brevissima durata.

Tenuto conto della presenza di minori e anche per ridurre la frequentazione presso le residenze limitrofe e i conflitti con il vicinato, lo scorso 10 giugno è stato collocato un punto volante di approvvigionamento acqua, depotenziato nella sua fornitura, e sono stati collocati su via Canaletto Nord alcuni contenitori per la raccolta dei rifiuti.

“Per quanto riguarda la durata del provvedimento giudiziario – ha sottolineato il sindaco - la scadenza dovrebbe essere nei primi mesi del 2017, ma è bene essere consapevoli che non è detto ci sia coincidenza fra la fine degli arresti domiciliari e lo smantellamento del campo, poiché la complessità ed eccezionalità della situazione che si è venuta a creare richiederanno un’attenta verifica delle situazioni personali e familiari dei soggetti coinvolti e delle condizioni della loro permanenza sul territorio modenese. In attesa di ulteriori sviluppi – ha quindi concluso - l’Amministrazione comunale continuerà a garantire la frequenza e l’intensità dei controlli”.

Nella replica il consigliere Stella ha sottolineato ancora una volta che la collocazione del campo lungo una strada statale “è del tutto inadeguata” osservando inoltre che i residenti nella zona, dove già si trovano l’alta velocità e l’inceneritore e che è stata colpita anche dall’alluvione, “hanno percepito la presenza del campo come un ulteriore aggravio”.

COSì UN ANNO FA. LA NOSTRA NOTIZIA DEL DICEMBRE 2015

Sono stati oltre 200, per l’esattezza 204, i controlli svolti dalla Polizia municipale di Modena da dicembre 2014 a novembre 2015 nell’area di via Canaletto, in località san Matteo, dove staziona un nucleo familiare di origine slava in seguito a un provvedimento giudiziario.

Del nucleo che, prima del provvedimento transitava periodicamente a Modena, si erano già ripetutamente occupati i Servizi sociali del Comune di Modena, intervenendo a tutela dei minori, alcuni dei quali hanno attualmente collocazioni stabili in famiglie e comunità.

Lo ha reso noto al Consiglio comunale l’assessora al Welfare del Comune di Modena Giuliana Urbelli che sul tema ha risposto a un’interrogazione di Antonio Montanini. Il capogruppo di CambiaModena ha chiesto se è stata verificata la legittimità dell’occupazione dell’area; se sia legittimo che vi sostino anche altri mezzi; quali criteri adotta l’Amministrazione comunale per tollerare situazioni di occupazioni di aree non autorizzate e quali provvedimenti intende adottare per tutelare la sicurezza dei cittadini che abitano nella zona e che transitano sulla statale.

A questo proposito, l’assessora ha spiegato che i servizi di controllo e presidio dell’area a opera della Municipale, quasi quotidiani, sono stati finalizzati a verificare i mezzi e la presenza di persone autorizzate, oltre che ad allontanare persone e veicoli che non avrebbero dovuto esserci. Inoltre, ha ribadito che l’area non è né censita né allestita come microarea, né quindi vi sono le infrastrutture necessarie per qualificarla come tale.

Il gruppo di persone che attualmente vi staziona, apolidi (perché privi di cittadinanza) ha lasciato la Bosnia Erzegovina negli anni ’90 ed è abituato a spostarsi periodicamente tra Francia e Italia.

“La situazione a cui si riferisce l’interrogazione – ha poi spiegato l’assessora - è determinata, di fatto, da un provvedimento di misura alternativa alla carcerazione nei confronti di uno dei membri del nucleo, che prevede gli arresti domiciliari presso il domicilio del nucleo che può provvedere all’assistenza e al mantenimento dello stesso. Successivamente anche un membro dell’altro nucleo è stato posto agli arresti domiciliari; inoltre le due famiglie vengono ripetutamente visitate da parenti puntualmente allontanati durante i controlli della Municipale o a seguito di segnalazioni. Il luogo è stato individuato dal nucleo stesso insieme ad altre collocazioni molto vicine a zone residenziali e produttive che parevano anche meno adatte. Resta il fatto che l’Amministrazione si trova purtroppo indotta a attivare misure di supporto e tutela a seguito delle definizioni di misure cautelari alternative al carcere di persone che di fatto non sono residenti sul nostro Comune”.

Nella replica, il consigliere Montanini ha affermato di “comprendere la natura e l’origine del problema derivante dalla decisione del Tribunale” definendo però “paradossale che l’Amministrazione sia costretta a sottostare alle decisioni di un delinquente, perché di questo si tratta, e sia costretta a sostenere oneri per controllarlo. Senza parlare dei costi in termini di disagio che sta pagando la comunità”.