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Vaccino obbligatorio, consenso tra medici e ricercatori all'udienza conoscitiva
Cronaca - In evidenza
Venerdì 23 Settembre 2016 15:37

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Sì all’obbligo di vaccinazione che tutela la salute dell’intera comunità e in particolare dei piccoli che non possono ricevere il vaccino per motivi di salute e di quelli che risultano resistenti a determinati batteri. È una voce sostanzialmente unanime quella dei medici e ricercatori intervenuti all’udienza conoscitiva sulla legge di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia, convocata dalla commissione Cultura scuola formazione dell'Assemblea legislatiuva della Regione Emilia Romagna. Una legge complessa, composta di 38 articoli, che va ad abrogare l’attuale norma regionale di riferimento ma che ha sollevato l’attenzione dell’opinione pubblica per il comma che introduce dal prossimo anno scolastico l’obbligo della vaccinazione per iscriversi ai nidi.

A rappresentare i due schieramenti pro o contro l’introduzione dell’obbligo vaccinale Antonella Celli (Associazione Comilba onlus coordinamento libertà vaccinazione) e Alice Pignatti (Associazione Io vaccino). Celli in rappresentanza dei genitori che contestano l’obbligo di vaccino ha parlato di incostituzionalità della norma proposta che- ha detto- “va ledere la libertà di scelta terapeutica. Riceviamo lettere che chiedono come mai la Regione va al braccio di ferro sulle vaccinazioni dal momento che non c’è una emergenza sanitaria che giustifichi questa scelta. I genitori temono reazioni avverse e non tollerano che venga negata la realtà. Il Tribunale dei minori- ha aggiunto Celli- non ha mai avuto una linea punitiva con i genitori contrari che hanno dimostrato di avere cura dei loro bambini. Questa legge- ha ribadito- va a creare discriminazione".

Sul fronte direttamente opposto Pignatti che ha portato la voce di chi chiede di introdurre l’obbligo vaccinale. Voce che si è riversata anche in una petizione che ha raccolto 35 mila firme. “La comunità va tutelata- ha detto- e ringrazio per l’impegno profuso anche da parte dei bambini che non possono vaccinarsi e contano su responsabilità degli altri per vivere in maniera dignitosa”.

Sostanzialmente univoca invece la voce dei medici e dei rappresentanti del mondo scientifico. La microbiologa Maria Paola Landini ha ricordato il progressivo aumento negli ultimi 10 anni di virus e batteri che si ritenevano scomparsi. Per Gina Ancora (medico pediatra) “Il vaccino è un metodo preventivo. Ecco perché vaccinare in assenza di epidemia. Stefano Mattioli (medico del lavoro) ha ribadito che in quanto elemento di prevenzione collettiva le vaccinazioni vanno studiate dal punto di vista di efficacia sul campo. Per essere efficace sul campo una misura deve raggiungere la maggior parte delle persone. Sulla stessa linea gli intertventi del primario della terapia intensiva neonatale Giacomo Faldella e Fausto Francia (Ausl Bologna).

Voce fuori dal coro Massimo Valsecchi (medico igienista) promotore nel 2008 del piano di miglioramento vaccinale che ha portato la Regione Veneto, unica nel panorama italaino, alla sospensione dell’obbligo di vaccinazione. A suo avviso la proposta dell’Emilia-Romagna “rischia di acuire la conflittualità con i gruppi contrari. Temo che questo potrà succedere in zone come Rimini dove un tipo di intervento coercitivo potrà trovare anche l’opposizione da parte della magistratura”.

In apertura dell’incontro sono intervenute le consigliere Francesca Marchetti (Pd) e Raffaella Sensoli (M5s) rispettivamente relatrici di maggioranza e di minoranza del provvedimento sui servizi all'infanzia. Per Marchetti il testo mira ad andare incontro alle esigenze delle famiglie in un contesto sociale che richiede maggiore flessibilità rispetto al passato; per Sensoli non c'è stato seguito alle buone intenzioni della relazione introduttiva alla proposta di legge. La vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini ha precisato che la proposta "è frutto non di una rivoluzione, perché la tradizione dei servizi sulla primissima infanzia non va messa in discussione, ma semplifica le procedure per conferire una maggiore adeguatezza e introduce criteri nuovi condivisi nel territori".  Al termine dell’udienza conoscitiva il presidente Giuseppe Paruolo ha tornato indirettamente sui vaccini. "La politica non può pensare di tralasciare di far sentire la sua voce e in assenza di chiarezza legislativa lasciare la parola alla magistratura".