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Modena celebra i suoi 2.200 anni, ma ha sepolto le tracce della sua nascita
Attualità - Copia di In evidenza
Sabato 08 Aprile 2017 01:02
altAlla fine del mese di maggio del 2006, in collaborazione con il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena, fu condotto un saggio di scavo in Piazza Roma, a Modena, preliminare agli studi sulla riqualificazione della Piazza, che portò alla luce alcune strutture di età romana. Il saggio -consistente in una trincea lunga 13 m, larga 4 m e profonda 6 m-, individuò un tratto di mura perfettamente conservato da riferire alle fortificazioni di età romana, un muretto parallelo alle fortificazioni con la base di un pilastro e un piano di calpestio con laterizi.

Di fronte all'eccezionale ritrovamento, la città, che a quel tempo dibatteva ancora sull'ipotesi di un parcheggio interrato nella piazza (segno di quanto sia corta e politicamente schizofrenica la programmazione delle opere pubbliche, con progetti lanciati in pompa magna, magari partecipati, e poi abbandonati), si scatenò in manifestazioni di entusiasmo. 'll parcheggio interrato in piazza Roma e il sito archeologico di valorizzazione dei reperti romani recentemente scoperti potranno essere realizzati entrambi nella piazza' - si affrettò subito a dire l'Assessore Daniele Sitta, riportando anche le valutazioni di fattibilità eleborate al tempo anche dal Soprintendente Luigi Malnati.

E fu proprio il Sindaco di Modena Giorgio Pighi a leggere in Consiglio comunale parte della relazione della Sovrintendenza, ricordando che 'la tipologia del muro e le caratteristiche dei mattoni utilizzati fanno risalire l'opera alla fondazione di Mutina nel 183 a.c. A tre metri verso sud si è trovato un muretto largo 45 centimetri e alto 60, che probabilmente delimitava uno spazio aperto (un orto o un giardino) e che segnala i primi insediamenti civili della città'. La città aveva consapevolmente un tesoretto tra le mani, o almeno che sarebbe potuto diventare tale se accompagnata da una campagna di scavo capace di riportare alla luce altri manufatti (oltre a strati di terreno capaci di testimoniare esattamente l'evolversi sociale oltre che fisico, della città), e di valorizzarla nella logica di un parco archeologico, da realizzare anche in parallelo al parcheggio), ma non se ne fece nulla. Camion di terra vennero riportati in Piazza Roma e scaricati sulle tracce della nascita di Mutina e rimossi, come spesso a Modena si è fatto con le tracce del tempo che fu. Ora, nel punto in cui il muro era affiorato nella sua imponenza e maestosità, c'è il pavimento della piazza, esattamente la corsia dove transitano i bus. Ma nulla, proprio nulla, che ricordo, almeno attraverso immagini, lo straordinario ritrovamento. Una piantina di come poteva essere ed espandersi quel muro. Una rappresentazione. Nulla di nulla. Storia antica cancellata, rimossa. Anche dalla presentazione degli eventi legati ai 2.200 anni delle città romane sorte sulla via Emilia, dove era presente lo stesso Soprintendente Luigi Malnati.

Le celebrazioni per i 2.200 anni della Modena romana

Nelle manifestazioni che si susseguiranno nei prossimi mesi, la via Emilia, arteria unificante della regione che tuttora ne conserva il nome, si propone come un itinerario per scoprirne la storia antica e gli aspetti che hanno contribuito a definire l’identità delle città e del territorio che collega.

Su quella strada sempre pulsante di vita hanno viaggiato dall'antichità, e viaggiano ancora ai giorni nostri, le merci e i prodotti di un'economia florida, ma anche popoli, genti, donne e uomini con il proprio bagaglio di esperienze, idee, sensibilità, lingue e credi differenti, consentendo così il formarsi di una cultura aperta, che affonda le radici in una società che fa dell'accoglienza una delle sue maggiori risorse.

Modena, Parma e Reggio Emilia condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, il console a cui si deve la costruzione della Via Aemilia. Nell’ambito del progetto “2200 anni lungo la via Emilia” le tre città propongono un programma di celebrazioni ricco di mostre e di eventi, progettati per coinvolgere pubblici diversi.

Ciò che nella regione accade dopo i secoli sotto il segno della repubblica e poi dell’impero romano, sarà quindi raccontato da una mostra che si svolgerà anch’essa lungo la strada consolare, a Bologna. Nel capoluogo, l’esposizione “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” abbraccerà l’intero territorio regionale con testimonianze dal tardoantico al medioevo.

2200 anni lungo la Via Emilia

Tre città riflettono sulla loro storia antica. Mutina e Parma, colonie fondate nel 183 a.C., e Regium Lepidi istituita come forum negli stessi anni, condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, console esponente della gens Aemilia, a cui si deve la visione lungimirante di un asse di collegamento dei maggiori centri della regione, che fosse anche presidio politico in quello che un tempo era lo Stato dei Boi, barriera ideale contro le popolazioni liguri, cerniera fra l’Italia centrale e i coloni stabiliti in Gallia: la Via Aemilia, elemento unificante della regione.

Il programma intende non solo valorizzare le origini romane di Modena, Parma e Reggio Emilia, ma contestualizzarle nell’ambito del ruolo svolto fino ai nostri giorni dalla strada che le collega. Il ponte fra romanità e contemporaneità è rappresentato con linguaggi diversi che vanno dall’esposizione dei reperti agli incontri di approfondimento scientifico, dalla narrazione alla street art, dalla multimedialità al gioco in un susseguirsi di eventi che accompagneranno tutto il 2017. Il progetto '2200 anni lungo la Via Emilia' è promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l'Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.