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CPL, le verità di Casari: la prima intervista dopo l'assoluzione. Da Legacoop al Modena calcio
Attualità - Copia di In evidenza
Venerdì 03 Febbraio 2017 02:01
altDalla costituzione di parte civile di Cpl contro di lui ai giorni in carcere, dai successi imprenditoriali all'acquisto del Modena calcio, passando per i rapporti con la giunta e con il Pd. Casari parla e difende il suo operato di 40 anni come presidente Cpl

"Non so se è un voltafaccia o un atto dovuto del presidente Gori, ma i miei legali si sono molto meravigliati. Personalmente mi ha dato fastidio che i vertici della cooperativa che ho guidato per 39 anni abbiano anche solo pensato di fare una azione del genere". Così Roberto Casari sulla decisione dei vertici Cpl di costituirsi parte civile al processo sulla metanizzazione in Ischia. A parlare per la prima volta dopo l’assoluzione del gup di Modena per il caso del fotovoltaico in Puglia è stato proprio lo storico ex presidente della cooperativa di Concordia, domenica scorsa ai microfoni di Tvqui, intervistato da Giuseppe Leonelli. Duro inoltre il giudizio su Legacoop: "Legacoop è un sindacato, non ho mai visto un sindacato che gestisce bene una azienda".

E anche sul periodo in carcere, prima a Poggioreale e poi a Trento, Casari ha usato parole precise. "Sono convinto la mia innocenza verrà dimostrata. Ci può stare che qualcuno mi accusi di qualcosa, ma sono fiducioso che la verità emergerà. Però posso dire che in carcere ho trovato persone straordinarie che mi hanno accolto, mi hanno fatto il letto e senza conoscermi mi hanno voluto bene e che tutt’ora mi scrivono – ha detto l’ex presidente -. In cella ho trovato giovani che hanno sbagliato e mi sono chiesto se sono questi ragazzi che non hanno capito le regole dello Stato o è stato lo Stato a non capirli".

Sull’acquisto del Modena Calcio Casari si è detto pentito: "Mi chiamò Sitta e mi propose questa cosa. Io cercai di stare lontano perché non conosco nessuno che si impegna nel calcio e quando esce viene ringraziato. Ma so che se uno ha responsabilità di impresa ha anche responsabilità sociali e non si può chiamare fuori. Detto questo tornassi indietro non lo rifarei, non comprerei azioni del Modena calcio e non lo consiglierei di certo agli amici".

L’ex presidente Cpl rinnega invece i rapporti stretti col Pd: "Se uno vuole andare nel fosso con una azienda deve ascoltare la politica. Io ho sempre preferito andare nel fosso da solo e per questo venivo giudicato un eretico dal punto di vista politico. Il legame tra il mondo cooperativo e il centrosinistra esisteva fino al 1975-76, ma non è mai stato così in Cpl. E’ vero, io ho fatto il presidente di Cpl perché avevo la tessera del partito comunista, ma più del 50% dei cittadini di Concordia aveva la tessera, quindi non era un elemento determinante. E comunque parliamo di 40 anni fa, oggi le cose sono cambiate".

Casari rivendica con forza quanto fatto dal punto di vista economico: "In un paese dove il 25% della capacità manifatturiera si è persa negli ultimi dieci anni, un presidente che raddoppia il fatturato della sua azienda viene arrestato, senza neppure essere interrogato. Questo è assurdo".
Errori in 40 anni da presidente? "Essermi circondato da persone che credevo amici e che invece non lo sono e che si sono chiamate fuori dicendo cose che non hanno senso. E' normale che io debba rispondere di una cosa da 10-20mila euro con una azienda che fatturava 450 milioni? Se in Italia ci fosse l'onestà di fare le cose onestamente per il 99% saremmo un Paese diverso. Se io avessi fatto bene il 99% delle mie azioni in Cpl, potevo fare 4 milioni di evasione. Va incastonata la situazione nella realtà>.

Quaranta anni da presidente non sono stati troppi? Non serviva un ricambio? Anche su questo Casari non arretra. "Perché un ricambio? Se uno ha risultato positivi perché bisogna cambiare, un allenatore si cambia se la squadra non ha più risultati. Con quei bilanci perché dovevo smettere? Se fosse per quelli della Cpl ci sarei dovuto rimanere altri 40 anni alla guida della coop, tante volte ho detto di cercare un ricambio, ma non perché erano troppi 40 anni ma perché io avevo voglia di godermi la libertà negli anni che ho ancora da vivere. Il mio essere presidente è stato un atto di servizio verso un ideale. Sarei stata la persona più contenta se qualcuno era pronto a prendere il mio posto, io sono rimasto fino a quando me lo hanno chiesto>.

E infine l'accenno al futuro: "Io quando lavoravo e passavo vicino a un ponte e vedevo uno che pescava pensavo che nemmeno il Papa era così felice. Ecco, d'ora in poi io voglio essere quel Papa e per questo non ci penso neppure a scendere in politica o tornare a impegnarmi nella cooperazione".