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Se l'accoglienza di Papa Francesco fa rimpiangere l'ermellino di Ratzinger
Opinioni - Opinioni
Sabato 03 Dicembre 2016 02:32
altdi Giuseppe Leonelli
Il modello funziona meglio se resta puro e, quindi, irraggiungibile o se si adatta e si rende meno inarrivabile? E' più corretto abbassare l'ideale per farlo vedere meglio, per farlo quasi toccare, o lasciare un disegno perfetto a indelebile monito nel cielo?
E' in questa contrapposizione che sta forse la distanza tra Papa Francesco e i pontefici che l'hanno preceduto, a partire da Benedetto XVI.
Domenica Bergoglio alla chiusura del Giubileo della Misericordia ha invitato i sacerdoti ad assolvere medici e donne che abortiscono. Un monito che avvicina la Chiesa al sentire comune. Un monito in perfetta coerenza con il pontificato argentino che, per apparire più pop, invita a tirare cazzotti a chi offende la mamma, che apre alle unioni omosessuali e che offre a tutti il rosario sotto forma di 'misericordina'.
Tutto bello e tutto a portata di mano. Ma un pontificato, di più, una Fede, deve essere a portata di mano?
Pur apprezzando lo sforzo accogliente di Papa Francesco viene da pensare che i modelli, per restare tali, debbano necessariamente non accettare compromessi. Anzi, andare orgogliosi della propria unicità. I modelli devono essere 'pietra di scandalo'. Amati o odiati. Non si può restare freddi davanti ai modelli. Il buon senso non è una virtù di chi si elegge ad esempio massimo. Il buon senso non è una virtù di un Papa.
Del resto il sale evangelico aveva valore solo se non perdeva di sapore e il faro dei marinai funzionava solo se non schermato, solo se faceva male guardarlo in modo diretto.
E' in questo senso che torna alla mente il monito di Papa Benedetto XVI. 'Il male del mondo è il relativismo' gridava Ratzinger. Un grido che infastidiva nell'immediato, ma che in prospettiva acquista un senso nuovo. Perchè è vero che la realtà è complessa, ma non è sfumando le posizioni estreme che si fa un servizio alla verità. La sintesi è personale, è interna. Mai esterna. Per tornare a Papa Francesco, se la Fede si adatta al sentire comune che contributo può dare alla sintesi individuale? Un contributo minore. Meno vivo. Magari più simpatico, magari un contributo che piace e che fa dire a tanti lontani dalla Chiesa 'finalmente', ma che non sposta nulla. Che non scandalizza. Che non mette in discussione.
E allora, se le cose stanno in questo modo, si rivalutano le scarpine rosse di Papa Ratzinger, la sua Messa in Latino, il suo scialle d'ermellino e i crocefissi d'oro. Perchè un Papa deve splendere. Perchè chi lo guarda può decidere di seguirlo o di insultarlo. Di offenderlo o di amarlo. Le parole di un Papa non possono lasciare il gusto dolce in bocca. Non si possono liquidare con un banale 'è simpatico' boffonchiato a bocca piena tra i primi di lasagne e tortelli di zucca e i secondi di carne arrosto e carrello dei bolliti.