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Il volto di Benedetta che mette a nudo ed a vuoto il fallimento di un sistema
Opinioni - Opinioni
Mercoledì 29 Giugno 2016 12:11
altdi Gianni Galeotti
Una morte terribile, agghiacciante, quella di Benedetta Fella. Un omicidio che fa riflettere. Più di altri. E non solo per la sua efferatezza. Non solo per le modalità degne di un serial su fox crime. Perchè nel pieno della città e dei servizi urbani, quella morte rappresenta un assurdo che fa saltare ogni parametro, che è segno e simbolo del fallimento di un sistema. E per questo quasi da rimuovere. Il sistema, che si fa chiamare rete (si fa chiamare perchè in realtà non lo è),  di assistenza e protezione alle donne vittime di violenza (anche di quelle meno nascoste come lo era Benedetta Fella che più volte aveva denunciato invano i maltrattamenti dell'ex convivente). Lei, che con la sua morte, che forse sapeva (e aveva fatto sapere), sarebbe prima o poi arrivata per mano di quel folle criminale che pur denunciato continuava ad essere libero di andarla pure a trovare, mette a nudo tutto. Tutto il fallimenti di quel sistema di protezione che dovrebbe essere prima di tutto prevenzione, pagato troppo spesso con finanziamenti pubblici. Un sistema fatto di slogan, di tavoli, conferenze e forum al femminile politicamente guidati, più che di azioni. Un sistema che nel momento del bisogno, del reale bisogno, del grido di aiuto, quella donna l'ha lasciata sola. Sola, sola, sola, davanti a quella mano criminale. Sola dentro nel frigo di uno scantinato umido e caldo. A marcire. Perchè il volto di quella donna cercata solo perchè si sentiva la puzza del suo corpo decomposto, pesa, o dovrebbe pesare, come un macigno, sulle coscienze di chi poteva o doveva proteggerla e non lo ha fatto. Non lo ha fatto. Perchè di fronte ad una morte così, non ci sono scusanti, non ci sono se e non ci sono ma, che possano lavare le coscienze. Tantomeno i minuti di silenzio del giorno dopo.