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La decadenza di Berlusconi. Un boomerang per i detrattori
Opinioni - Opinioni
Lunedì 02 Dicembre 2013 17:47
altdi Gianni Galeotti.
Credo che la cronaca politica dei giorni successivi al 27 novembre, abbiano indicato che l'unica decadenza capace di indebolire davvero nel futuro prossimo Silvio Berlusconi, anche sul piano politico, sia quella fisica e mentale, legata inesorabilmente alla sua età. I fatti dimostrano che nell'immediato, e sicuramente fino alle prossime elezioni, la sua decadenza da Senatore, giunta al termine di un percorso parlamentare pieno di forzature, stranamente ed eccezionalmente accellerato nei tempi ed anomalo nelle procedure, non ha fatto e non farà altro che rafforzare invece la sua azione politica.

Già i giorni successivi al voto sulla decadenza, hanno dimostrato come l'uscita dal parlamento di Berlusconi non abbia comportato la sua uscita dalla scena politica. Anzi, paradossalmente, sembra che le due cose abbiano proceduto su livelli inversamente proporzionali. I tempi ed i modi in cui si è arrivati alla decadenza hanno rafforzato l'immagine del Berlusconi perseguitato politico per via giudiziaria, che l'azione di una certa parte della magistratura aveva sicuramente contribuito a fondare e rafforzare, arrivando paradossalmente a premiare il leader della ricostituita Forza Italia proprio nel momento della sua forzata espulsione dal Parlamento.
In pratica, la decadenza istituzionale del Berlusconi Senatore sembra non avere indebolito affatto l'azione del Berlusconi politico che anzi, contestualmente al voto in Senato, da lui stesso è stata subito rilanciata in piazza, tra la gente, a pochi metri da quel parlamento che lo aveva appena cacciato. Un'azione politica, la sua, in un contesto politico, che gioca ora, altrettanto paradossalmente, a suo favore, per altri tre principali motivi: Primo, la decadenza ha confermato il disegno e la debolezza di un centro sinistra da decenni senza leader, tenuto insieme più dal collante dell'antiberlusconismo che da una proposta politica forte ed identitaria; un centro sinistra che, consapevole di non potere e non riuscire a battere l'indiscusso leader del centro destra sul piano politico, ha scelto di affidarci e di aspettare la via giudiziaria. Secondo, Berlusconi è uscito solo dalla scena del palazzo e non da quella della piazza proprio nel momento in cui Grillo e Renzi stanno dimostrando che il consenso si genera fuori, e non dentro il parlamento, con l'abile utilizzo dei media (dove Berlusconi ha ancora tutta la sua forza) e non con le mediazioni di partito. Terzo, fuori dal palazzo e ora, con Forza Italia anche dal governo, Berlusconi ha maggiore libertà di attrarre consenso, fomentando e catalizzando dall'opposizione parte di quel fronte sempre più ampio e critico nei confronti di un esecutivo dalle larghe intese ma dalla maggioranza sempre più ristretta, sempre più impopolare che già sconta la grave ed innegabile responsabilità di non avere fino ad ora fatto nemmeno una delle riforme utili al Paese per le quali era stato creato e sancito dal Quirinale.

In questo contesto forse anche l'arresto di Berlusconi, ora possibile dopo la decadenza da Senatore, e che non dubito che certi giudici avrebbero una gran voglia di eseguire, potrebbe rivelarsi un boomerang per i suoi stessi detrattori, rafforzando ulteriormente la sua immagine di vittima sacrificale di un sistema malato ed assolutamente da riformare soprattutto sul piano della giustizia.
Insomma ci sono nuovamente tutte le condizioni che potrebbero segnare nei prossimi mesi l'ennesimo recupero di un Berlusconi che, non si può e non si deve dimenticare, dato per sconfitto e obbligato alle dimissioni per lasciare spazio a Monti, è stato in grado nuovamente di risorgere come un araba fenice e di recuperare in pochi mesi 10 milioni di voti nelle ultime elezioni, con il risultato politico di fare sfumare nuovamente, a distanza di 20 anni dalla prima clamorosa sconfitta delle gloriosa macchina da guerra della sinistra di Occhettiana memoria, i sogni di vittoria che la stessa sinistra, questa volta con Bersani, credeva già di avere realizzato.
Insomma, chi sperava e credeva che la decadenza di Berlusconi ne decretasse anche la sua uscita dalla scena politica è stato deluso e dovrà attendere ancora. Il punto, è che il problema non è e non doveva essere questo. Il dramma dell'Italia negli ultimi 20 anni, così come negli ultimi sei mesi, e che credo sia alla base della preoccupante situazione di declino in cui ci troviamo, non è quello di Berlusconi, come per anni è stato detto e fatto credere, ma quello di un'intera classe politica e di governo sia di sinistra che di destra, sia pro che contro Berlusconi, che non ha saputo affermare, valorizzare e rifondare e rinnovare la propria azione politica e la propria identità di principi e di valori, al di la di Berlusconi e degli schieramenti politici e partitici a lui di volta in volta riferiti. Questo è il vero dramma: Il vuoto che la politica continua a mostrare quando non parla o non si riferisce a Berlusconi. Un vuoto di contenuti, di azione e proposte politiche e di rappresentanza che purtroppo oggi nessuna delle attuali forze in campo sembra in grado di riempire e di gestire, al di la delle legge elettorale che accompagnerà le prossime elezioni.