Contenuto Principale












 






______________


 

Decennale di Pavarotti a Verona: lo schiaffo a Modena e la fine di un sistema capace di dire NO
Opinioni - Opinioni
Venerdì 03 Marzo 2017 16:40
altdi Gianni Galeotti

La notizia che l'evento tributo dedicato a Luciano Pavarotti fissato per il 6 settembre prossimo, nel giorno esatto del decimo anno dalla scomparsa, non sarà a Modena ma a Verona, rappresenta indubbiamente un duro colpo per l'intera città che ha dato i natali al tenore e che il tenore 'cittadino del mondo' ha sempre amato e valorizzato, fino alla fine. Questo è un vero e proprio schiaffo, bisogna dirlo, e rappresentarlo per quello che è: uno schiaffo. Simbolico, certo, ma capace di fare altrettanto male, se non di più, di uno schiaffo vero. Uno schiaffo, che non si limiterà a fare male oggi e la sera in cui si svolgerà l'evento, ma provocherà dolori ed amari effetti, anche dopo. Perché decisioni di questo tipo non sono solo il frutto di business e di interessi economici, che pur ci sono. C'è di più, molto di più. C'è una capacità di relazione, di fare sistema, di fare marketing territoriale e culturale che in questi anni, seguiti alla morte di Pavarotti, a Modena non c'è stata, o non c'è stata abbastanza. Ma c'è anche (perché in questi casi e per questi simboli è giusto e forse doveroso che ci sia), una questione di orgoglio. Trasversale. Che partendo dalle istituzioni, abbraccia, o dovrebbe abbracciare, tutti gli elementi del 'sistema Modena', o di ciò che ne è rimasto. Un orgoglio, in queste ore espresso dai modenesi, della più diversa estrazione, che sui social esprimono più che dispiacere, delusione. Simbolo di un sentimento di appartenenza (che Vasco, pur con stile e modi differenti ha dimostrato esistere ed avere 'un senso' scegliendo il Modena Park per celebrare i 40 anni di carriera), un sentimento identitario e di rispetto per quella Modena, a cui Pavarotti orgogliosamente apparteneva e che (è chiaro e confermato dalla sopresa e dal rammatico espresso dal Sindaco), dopo la sua morte non ha avuto il suo riflesso in chi aveva il diritto-dovere di valorizzarne, sul piano istituzionale e politico il ricordo e, con esso, quel sistema di valori, di relazioni, di unicità (per non abusare ancora della parola eccellenze), ai quali il tenore era legato e delle quali era degno interprete e testimone sui palcoscenici del mondo.

Un diritto-dovere da esercitare sul piano 'politico' ed istituzionale. Capace di dire NO, questo NO, e combattere su tutti i tavoli per dire NO, per fare si di avere l'evento a Modena. Un diritto-dovere che evidentemente, in questi anni, ed in questi ultimi mesi, non è stato esercitato. Perché perdere un'occasione ed un evento del genere, per il sistema Modena significa tanto. Sotto tutti gli aspetti: commerciale, imprenditoriale, culturale, economico, politico e, soprattutto, di immagine.

Purtroppo, visto in quest'ottica, l'evento tributo per il decennale dalla morte di Pavarotti è purtroppo soltanto l'ultimo dei treni persi, o meglio fatto perdere a Modena; l'ultimo pezzo di un puzzle che nel suo insieme rappresentava 'il sistema modena', della Modena di serie A, e che negli anni si è dissolto perché chi doveva difendere e valorizzare quel sistema, i suo simboli ed i suo valori, non lo ha fatto. Non è stato capace di ricucirlo, di tesserne e di rinnovarne non soltanto i nodi ma anche, e ciò che più è grave, la trama che li teneva uniti e li rendeva forti nel mondo. In campo culturale (con una Modena capitale Estense superata anche recentemente da Ferrara perché incapace di andare al di là degli album delle 'fifi' e del Manichino, così come da Mantova e Reggio Emilia); in campo alimentare (con l'Authority fissata a Parma), infrastrutturale (con le fermate dell'Alta Velocità spostate a Reggio Emilia grazie alla stazione medio-padana mentre a Modena il supertreno passa veloce in discarica lontano dal centro), viario e logistico (con la mancata realizzazione del prolungamento dell'A22 e del nuovo scalo merci di Marzaglia), economico e di servizio (con l'abbandono del progetto Cittanova 2000), turistico (con la mancata valorizzazione del Duomo e la sua piazza patrimonio Unesco). E potremmo continuare. Che di per sé sembrano essere cose scollegate da Pavarotti, ma non lo sono affatto. Semplicemente perché parte di quel sistema che mano a mano ha perso pezzi, negli anni, al punto tale da non essere oggi più riconoscibile tra i tanti. Così da essere uguale, anche in riferimento ad un simbolo come Pavarotti, a Verona o a qualsiasi altra città che un domani potrebbe candidarsi per celebrarne figura e ricordo. Un sistema non più forte come lo è stato, e non più autorevole al punto da avere la capacità e la volontà politica ed istituzionale per battere, ce ne fosse stato bisogno, i pugni sul tavolo per dire no, per dire: Pavarotti lo vogliamo qua perché Modena è cosa sola con lui e con il suo ricordo. E faremo di tutto per avere il decennale qua. Perché oltre, anzi prima del business, c'è il cuore, c'è l'orgoglio e c'è l'amore per la propria terra.
E' triste pensarlo,e tantopiù crederlo, ma forse è vero. Modena ha smesso di essere proprio amata da chi aveva il compito di amarla e valorizzarla. Con quell'orgoglio che non è presunzione e che anche quando lo è, lo si perdona, proprio perché si parla di cose grandi ed uniche. E che proprio per questo, non possono essere perse.