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Emergenza profughi: quando a luglio Muzzarelli diceva "Siamo al limite, i territori colpiti dal sisma continueranno a non essere coinvolti"
Opinioni - Opinioni
Venerdì 17 Febbraio 2017 17:38
alt"Con i sindaci abbiamo fatto il punto della situazione dal quale è emerso che nel territorio modenese e nella città di Modena in particolare siamo al limite delle possibilità di accoglienza. Il territorio modenese è al limite soprattutto se teniamo conto, come i recenti dati confermano, che nel modenese abbiamo compiuto uno sforzo maggiore rispetto ad altre realtà del paese, alle quali tocca adesso fare la propria parte. In ogni caso confermiamo che i territori attualmente compresi nel cratere del terremoto continueranno a non essere coinvolti dai percorsi di accoglienza".

Lo diceva Gian Carlo Muzzarelli, Presidente della Provincia, Sindaco di Modena e Presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria della provincia di Modena nel corso delle riunione della Conferenza sanitaria provinciale di mercoledì 27 luglio 2016, nella quale si era discusso anche dell'accoglienza dei profughi nel territorio modenese. Parole che venivano pronunciate quando i profughi richiedenti asilo presenti sul territorio provinciale erano 1000. Ovvero molto meno di quegli oltre 1500 che la Prefettura prevede per il 2017, da accogliere in provincia di Modena, 200 dei quali destinati nei comuni del cratere sismico. Si, proprio quel territorio che Muzzarelli aveva garantito (poco più di sei mesi fa), avrebbe continuato ad essere escluso dalla ripartizione, propria in vista di nuovi arrivi. Che oggi si sono concretizzati.

In quella sede, il 27 luglio appunto, Muzzarelli aveva annunciato anche l'invio di una lettera all'allora ministro dell'Intero Alfano per sollecitare un "maggiore equilibrio nella distribuzione dei profughi".  Invito condiviso anche da Giuliana Urbelli, assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena, che chiese "una revisione delle modalità delle politiche dell'accoglienza applicate dal ministero che continuano a essere basate su una logica dell'emergenza da superare perché - diceva - fatica a rispondere alle necessità dei territori", e Daniela Depietri, assessore al Sociale del Comune di Carpi, che sottolineò la necessità di «un riequilibrio anche in regione dove ci sono realtà come Forli, Cesena e Rimini che sono ampiamente sotto la soglia del numero di profughi accolti».

Parole che sembrano lontane anni luce rispetto alla situazione, e soprattutto alle previsioni, attuali; previsioni in base alle quali i profughi destinati alla provincia di Modena aumenteranno del 50%, passando a più di 1500. E in base alle quali circa 200 saranno destinati nei comuni della bassa. Allora è automatico chiedersi: in sei mesi che cosa è cambiato nelle zone terremotato per annullare i presupposti che motivavano Muzzarelli a dire che i territori all'interno del cratere sismico potevano essere esclusi dalla ripartizione? Territori che ancora vivono nell'emergenza, dove migliaia di persone non possono ancora entrare nelle loro case, dove oggi sono le forze politiche e le comunità a chiedere l'intervento il coinvolgimento e le garanzie alla Provincia di Modena; Ente che da quel 27 luglio 2016, in cui il Presidente Muzzarelli assunse e ribadì ufficialmente l'impegno ed il coinvolgimento della Provincia stessa nella questione profughi garantendo i comuni terremotati dall'essere coinvolti, non ha diffuso, sulla questione, nemmeno un comunicato stampa. Anche solo per dare seguito e per spiegare la posizione dell'ente, per riferire almeno sull'esito dell'appello lanciato dal Presidente Muzzarelli al Ministro, e per onorare quelle funzioni di coordinamento e di relazione con gli enti locali che Muzzarelli ribadiva nei fatti e nell'impegno 7 mesi fa ma che ora, a fronte di un'emergenza sempre più evidente e alle richieste di intervento da parte dei territori, sembra, paradossalmente, essere venuto meno. 

Gi.Ga.