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Dottor Massimo ed il circo dell'ipocrisia
Opinioni - Opinioni
Martedì 07 Febbraio 2017 11:59
altdi Giuseppe Leonelli

E alla fine ci scappa la commozione. Si piange. In un tripudio di sentimentalismo di terza categoria. Le lauree ad honorem sono tutte discutibili. Tutte. Sviliscono il percorso universitario di chi ha dedicato 5 anni (come minimo) solo allo studio e premiano a prescindere personaggi di successo. Come se il successo fosse sinonimo di cultura e di sapere.
Concetto snob, poco simpatico, ma tant'è.
Chi si farebbe operare al cervello da un medico che ha avuto la laurea honoris causa? Chi farebbe costruire un asilo o un ospizio a un ingegnere honoris causa? A meno che non si pensi che una laurea in lettere valga meno di una in biologia. Perchè, anche in questo caso, chi vorrebbe come insegnante del liceo un laureato honoris causa per il quale il 5 maggio è solo il giorno della debacle interista? Eppure il titolo nobiliare resta e tutte le volte il personaggio di turno lo va a ritirare dedicando la gioia immensa alla moglie, al figlio... Quasi mai all'amante.
E così, dopo Valentino Rossi, è toccato anche a sua eccellenza Massimo Bottura. Il migliore chef del mondo. Una bella laurea in Direzione aziendale. Con pubblicità per tutti: per l'ateneo di Bologna, per la Francescana (ristorante da 500 euro a testa come minimo, ma dal nome pauperistico) e per il Comune di Modena.
Il circo è servito.
Il giornalista locale che fa l'articolo e si fa fotografare con Massimo, l'amico che racconta di avere visto il neo-dottore da piccolo coi calzoncini corti e la lontana parente che giura di avergli cambiato il pannolino e di tenerlo ancora, il pannolino, come reliquia sotto vuoto. Insieme a una ciocca di capelli.
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Eh certo... Solo Massimo. Gli altri ristoratori modenesi? Carne da macello. Ma lui no. Lui sfama anche i poveri del mondo con creatività e senza scarti. Con un ricordo di panino alla mortadella da 100 euro sullo sfondo e in primo piano il bimbo africano con le mosche sugli occhi.