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Gli auguri del Modena che non c'è
Opinioni - Opinioni
Mercoledì 14 Dicembre 2016 00:45
altNon c'era nessuna bandiera, nessuno striscione gialloblù, nessun riferimento alla squadra, nemmeno al nome, nessun logo, nessuna maglia, nessuno scudetto. Niente che richiamasse anche solo a voce e non solo in immagine i colori della squadra. Perchè in oltre un'ora di serata consumata negli interventi di Caliendo prima, e poi di Pavarese e Capuano non si è mai sentito una volta l'accenno ad un forza Modena. Mai. Nessun richiamo visivo ai colori gialloblù. Nemmeno nei vestiti del Presidente, tantomeno del Direttore Sportivo, tanto meno dell'allenatore, mister Capuano, vestito casual, dove l'unico colore che spiccava era il verde Avellino della pelle delle sue scarpe. Niente, all'esterno ed all'interno del Forum Monzani che ricordasse la serata di festa degli auguri gialloblù, quelli del Modena calcio. Perché quella, teoricamente, era e doveva essere. Che se proprio festa piena non poteva essere (visto l'ultimo posto in classifica), almeno di auguri in tono gialloblù poteva avere almeno la parvenza. Invece no, tutto grigio, anzi tutto nero, anche sullo sfondo del palco dove il presidente Caliendo ha aperto la serata salutando la platea piena solo degli atleti, dai pulcini allaprima squadra ma dove mancavano tutte, ma proprio tutte le autorità a partire dal Sindaco e dall'assessore allo sport. Un'assenza, quella di questi ultimi, giustificata solo dall'infaticabile ed onnipresente dirigente (che è dirigente e non amministratore), dell'ufficio sport del Comune Paola Francia che ne ha portato i saluti di cortesia e di maniera. Si, di maniera. Perché ogni parola non faceva che malcelarne la pesante, significativa e desolante assenza. Su quel palco, dove si muovevano impacciati presentatori, l'unico capace di onorare almeno nelle forme (perché le forme sono anche sostanza in molti casi), i colori gialloblù, era la mascotte Ghirlo. A seguire il grande Casolari capace e forte speaker che al forum, così come allo stadio, ha chiamato sul palco, annunciandoli come gladiatori eroi, i giocatori della prima squadra. 

Del resto, il grigio, il buio,l'entusiasmo smorzato da una storia, quella raccontata con orgoglio irpino, del DS Pavarese che sale sul palco autocelebrando la sua vita e quella del Caliendo che non smette mai di ringraziare ed incensare. Quel Caliendo raccontato da Pavarese come grande uomo, uomo di valore e di valori, capace di risollevare non soltanto le sorti della società e di una squadra grazie allapassione generata da 40 anni di vita a Modena, ma anche le sue sorti personali dello stesso direttore sportiva. Della serie stavo per affogare e lui con la sua visione e la sua benevolenza, mi ha salvato. Perchè questi erano i toni, su quello sfondo nero come il fondo della classifica in cui il Modena è sprofondato. Per poi finire il suo monologo tra il volutamente malinconico ed involontariamente triste con una poesia salutata da un nodo in gola. Tanto di cappello e di rispetto, ma ci dispiace: questa, cari signori, non è Modena. Con un Caliendo che ricorda solo in ultimo che c'è una prima squadra, perché preferisce ricordare valori e risultati dei settori giovanili. Che non è poi così sbagliato. Anche se forse sono proprio loro, i pulcini, gli esordienti under 15 e tutti i giovani dei settori di cui lo stesso Pavarese è guida, che durante la serata subiscono di più l'immagine nera di un Modena che con quei volti, con quel nero, con quel suo non essere gialloblù, non sembra nemmeno più capace di rappresentare sé stesso, nel bene e nel male. Nemmeno quando fa festa. La festa di natale, la festa degli auguri di Natale. Con fuori la nebbia, l'unica forse in grado di riflettere l'atmosfera che c'era dentro al Forum Monzani e di una serata a tratti amara e surreale. Così come lo è la stagione del Modena. Surreale e persa nella nebbia. Di un anno gettato, che poteva essere già serie D (tanto oggi quella è la strada), e ripartenza, risalita. Luce. Quella che al forum Monzani, così come al Braglia, continua a non essere accesa.