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La lezione degli italiani ed il rischio di non averla capita
Opinioni - Opinioni
Lunedì 05 Dicembre 2016 13:06
altdi Gianni Galeotti
E' chiaro, come lo è stato il risultato del referendum, che i discorsi migliori, più belli (e forse più convincenti), Matteo Renzi li fa quando perde. Lo ha fatto quando perse le primarie che poi vinse. E lo ha fatto ieri, nel momento con cui, recuperando quella coerenza che troppo spesso è mancata nei 1000 giorni del suo governo, ha ammesso la sconfitta, la 'sua' sconfitta (perchè la personalizzazione data, sbagliando, al referendum ha portato a questa conseguenza, ovvero ad una sconfitta anche personale e politica), ha decretato la fine del suo governo. Che è già tanto, in termini di coerenza, che è già molto di più di quell'ipotesi di ulteriore governo di transizione (con lui dimissionario) che si poteva prospettare anche solo se la vittoria fosse stata meno netta. Una sconfitta, ed un passo indietro ma che comunque si limita al suo governo, non alla sua vita politica (come lui stesso tra le tante cose azzardate aveva comunque dichiarato).

Ieri (anzi stanotte, alle 00,26), Renzi, si poteva fermare li, a quell'atto di coerenza verso di sé, di consapevolezza rispetto ai propri errori, di rispetto verso la scelta del popolo, di quella maggioranza silenziosa (fino a ieri in parte identificata con la fetta di indecisi), che nel caos della propaganda referendaria ha ragionato, ha scelto ed ha inciso, eccome, nel silenzio dell'urna. Quel popolo sovrano che pur di fronte ad un quesito tanto allettante quanto ingannevole (come un iceberg che sotto la sua bellezza nasconde un gigante sommerso capace di fare danni), un questito che equivaleva a poco più di un 'Vuoi bene alla mamma'?, è riuscito ad andare oltre. Anche a quel SI e a quel NO stampati sulla scheda. Ad andare oltre anche al rischio e alla provocazione di essere assimilato a Berlusconi, o Grillo o da un lato, o a Verdini, o a Prodi dall'altro. Il Popolo con la P maiuscola, che partendo dalla sua straordinaria partecipazione, è davvero è andato oltre, onorando la Politica (anche questa con la P maiuscola) e la democrazia rappresentativa, più di quanto avessero detto, fatto, indicato i partiti più o meno di riferimento. E' stato un grande atto di maturità che sia Renzi (che ha dato le dimissioni), sia gli 'altri' che hanno cantato vittoria in maniera a tratti becera, sembra non abbiano ancora capito.
A partire, si diceva, dallo stesso Renzi che insieme all'annuncio della fine del governo, in un mix di commozione, delusione e rabbia, ha lasciato ai leader di partito che hanno sposato il No, il boccino sia sulla nuova legge elettorale sia del governo. No, no, e poi no. Così si ricadrebbe nello stesso errore. Sia per il discorso che si faceva sul suo ruolo politico (anche se nonn di governo), che Renzi ha (e che il PD che lui rappresenta ha), nel paese. No, no, e no, perché il così il Popolo si incazzarebbe davvero, rischiando forse (questa volta si), si andare oltre alla democrazia.

Così come sbaglia chi, come Salvini, parla già da leader e nuovo premier, affermando di andare a votare con qualsiasi legge elettorale. Perchè il popolo è andato oltre e non ha dato la vittoria ad uno fronte politico, tantomeno partitico, e tantomeno ha dato investiture a nuovi leader. Ha fatto vincere la democrazia la costituzione che, al di là delle stortura del titolo V la cui riforma tanto caos ha creato, è soprattutto da rispettare e da applicare. Un popolo che ha capito che alla riduzione del numero di parlamentari, all'eliminazione degli enti inutili, alla velocizzazione del processo legislativo, ci si può arrivare in altro modo e non solo con il tentativo di riforma quasi imposta dal governo (e non dal parlamento), che ha avuto tra i risultati certi quello di dividere e lacerare ancora di più di quanto non lo sia già, un Paese fatto di una maggioranza silenziosa, di un ceto medio che oggi teme e si sente minacciato, anziché tutelato, dai poteri che hanno portato ad un tale scontro. Un ceto medio, una maggioranza silenziosa e davvero moderata, che non si sente più rappresentata e che ha solo bisogno di riprendersi in mano e di decidere del proprio futuro e di quello del Paese in cui davvero (e non perchè fanno figo uno slogan), volere continuare a vivere e a fare vivere le nuove generazioni di Italiani.
Questo è il messaggio che il Popolo ha dato e a cui spetta al Presidente della Repubblica Mattarella, già da oggi, interpretare nel migliore dei modi. Voltando davvero pagina. E chiudendo anche con il passato del suo predecessore a cui va la responsabilità di avere costruito orientato e condotto quel percorso tanto fallimentare quanto incapace di onorare l'Italia e gli Italiani che ha imposto e bruciato tre premier in 4 anni. Gli italiani non sono capaci di fare la rivoluzione di piazza ma con questo voto hanno dimostrato di essere pronti.