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Referendum cinerario. Muzzarelli annusa l'aria e inizia a scaricare Renzi
Opinioni - Opinioni
Mercoledì 23 Novembre 2016 01:58
altdi Giuseppe Leonelli
L'attacco è sulla legge Madia e sul rapporto tra Governo e enti locali, ma che il sindaco di Modena Muzzarelli se la prenda col premier Renzi alla vigilia della sua (ennesima, che non se ne può più davvero) visita a Modena e a due settimane dal referendum da vitaomorte per il Matteo fiorentino, è significativo.
Memore della conversione anticipata al renzismo di Bonaccini (che costò a Muzzarelli la poltrona da presidente della Regione), stavolta Giancarlo da Fanano prova a giocare d'anticipo e tenta di prendere le distanze da Renzi (che il sindaco, dopo una vita da ex Ds, aveva tardivamente abbracciato alle Primarie per cercare di arginare il vantaggio della 'novità', si fa per dire, della Maletti).
Così da renzianissimo ora Muzzarelli si scopre critico e di fatto scommette sul 'No' al referendum, pur facendo ufficialmente professione di 'Sì', ma senza impegno. Una sorta di fedele non praticante. Dove nel non praticante ci sta tutto. Ricollocazione compresa, ma non esplicitata. Che ormai pare chiaro anche ai sassi vinca il 'No'... E con questo non significa, ovviamente, dare del sasso a Muzzarelli.
Del resto se Renzi ha elegantemente definito il fronte del 'No' una accozzaglia, va detto che anche il sì (pur tutto Pd) non è il massimo della coesione. Nel sì a Modena ad esempio - al di là dell'endorsement a casaccio di Bottura - ci stanno ex Ds convertitissimi per utilità (da Baruffi a Bonaccini passando per la Bursi e Vaccari) a ex margheritini (da Boschini a Richetti, passando per un Sabattini che difende senza se e senza ma Bottura stesso. Sai mai si rischi qualcosa...).
Accozzaglie al quadrato che comunque non sminuiscono quel guasconesco 'io contro il resto del mondo' con cui il premier ha affrontato il referendum.
Come sui campetti delle scuole elementari (per non dire dell'asilo) dove si scartavano 5 bambini e alla fine stremati si calciava fuori dalla porta.