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Referendum Boschi-Renzi, Campedelli e Serri (Pd): “Perché sosteniamo il Sì”
Domenica 25 Settembre 2016 10:58

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“Per la prima volta nella storia referendaria del nostro Paese gli italiani avranno di fronte un quesito chiaro e comprensibile, che riprende il testo della legge di riforma costituzionale approvata dalle Camere secondo l’iter stabilito dall’articolo 138 della Carta stessa. Il popolo italiano dovrà dire, nella sostanza, se è favorevole al “superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”. Nient’altro che questo. Non si parla di leggi elettorali, sfiducia o maggiori poteri al presidente del Consiglio. Non si sposta di un millimetro l’equilibrio tra potere Esecutivo e Legislativo. Semplicemente si supera finalmente quel bicameralismo perfetto che oggi è un’anomalia nel panorama internazionale, producendo risparmi dal punto di vista dei costi della politica, ma soprattutto dei suoi tempi. Perché è evidente che il bicameralismo perfetto rallenta strutturalmente i lavori parlamentari e quindi la soluzione dei problemi del Paese, le risposte che la politica deve alla comunità”.

Così i consiglieri regionali del Pd Enrico Campedelli (nella foto) e Luciana Serri, entrambi ex sindaci rispettivamente di Carpi e Lama Mocogno in provincia di Modena, sottolineano l’importanza del voto per il Sì al quesito referendario.

“E’ un superamento, quello del modello attuale – spiegano i consiglieri regionali – che già auspicavamo quando da sindaci proponevamo una trasformazione del Senato attraverso la creazione di un organismo degli Enti Locali e delle Regioni che potesse aprire un confronto stabile con il Governo nazionale sulle tematiche che riguardavano i territori. In questo senso si avranno maggiore capacità di dialogo fra i livelli istituzionali e migliore opportunità di risposta per i territori. I tempi della società di oggi non sono più conciliabili con quelli dettati dall’attuale funzionamento dei lavori parlamentari: occorre maggior capacità di risposta in tempi più stretti. Non è la prima volta che la Costituzione viene riformata: con questo referendum costituzionale ci si deve esprimere su riforme che l’Italia attende da vent’anni, previste anche nei programmi elettorali della sinistra italiana e dell’Ulivo e su questioni che avevano visto anche i Padri Costituenti dividersi nel dibattito in Assemblea e che poi avevano preso forma nella nostra attuale Costituzione in risposta alle condizioni storiche del tempo. Non vogliamo sottovalutare il significato politico del voto, ma è necessario stare nel merito: nei fatti, il giorno dopo il referendum, se avrà vinto il Sì avremo un Paese dove il sistema politico è più semplice, meno costoso, più rapido nelle decisioni. Se avrà vinto il No tutto resterà come adesso. E noi crediamo che adesso il sistema non funzioni bene o, almeno, che possa funzionare meglio. Gli elettori possono finalmente decidere se ridurre il numero dei parlamentari, abolire il Cnel, ridurre i costi della politica: sono temi che a molti sembrava impossibile far approdare a quesito referendario. E noi siamo fiduciosi che prevarrà il buon senso e non un approccio ideologico che non fa l’interesse dell’Italia, dei cittadini e del loro futuro”